Il signoraggio bancario, strumento di schiavitù (IX e ultima parte)

29/09/2019 di Redazione

La crisi economica che ci ha dilaniato è inconcepibile, perché le risorse per una vita dignitosa non mancano. Nel libro “Che cos’è il Signoraggio Bancario”, edizioni “Sì”, Cosimo Massaro punta il dito contro le balle raccontate dai politici. Ecco l’ultimo stralcio che del libro proponiamo:

«Non c’è una vera crisi, ma è una crisi economica, monetaria e di valori, indotta da una élite collocata al potere, per espropriarci di tutte le nostre ricchezze e dei nostri valori.

Mi spiego meglio: le crisi vere avvengono quando mancano realmente delle materie prime, uomini compresi, infatti come già detto precedentemente, non esisterebbe ricchezza in un mondo di morti. Se dovesse mancare il cibo a causa di una catastrofe ambientale allora ci sarebbe una vera crisi alimentare, ma gli scaffali dei supermercati sono pieni di merci e addirittura i contadini nostrani sono costretti a non poter raccogliere i loro prodotti perché sottopagati dalle losche leggi create ad arte dal turbo-capitalismo e dal “cretinismo economico”. Lo stesso esempio potremmo farlo con l’acqua e anche in questo caso ci sarebbe una vera crisi idrica. (…) Quindi cosa manca? A questo punto sono sicuro che saprete rispondere anche voi. Manca il denaro per far rifiorire tutto quello che abbiamo e per mettere in comunicazione forza lavoro, materie prime e cose da fare. Ma il cameriere delle banche, cioè il politico di turno, invece ci dice che mancano i soldi per fare questo o per fare quello.

(…) Tutte balle! La funzione statale deve essere al servizio del popolo e non dei banchieri. I bilanci dello Stato non devono essere come quelli del “buon padre di famiglia”, semplicemente perché sono due cose completamente diverse. Quindi se mancano i soldi è perché qualcuno in alto, cioè l’usurocrate, vuole che sia così. La fiat-money, attualmente creata dal nulla a corso forzoso e imposta per far pagare tributi esorbitanti, alimenta solo il sistema bancario privato e ci indebita senza via di uscita».

(fine)

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