Operazione “Peace spring”: la Turchia contro i terroristi

In Occidente, oramai ubriachi di fake news, non si riesce mai ad avere un quadro generale della reale informazione che succede intorno a noi. Come sta succedendo in Turchia e Siria in questi giorni. Questo implica il parteggiare per qualcosa senza conoscere bene la parte opposta. Non si chiede di essere a favore o contro, ma capire il perché dei fatti ed avere un quadro completo della situazione.

In un’intervista rilasciata al network Trt World, Faut Oktay, vicepresidente della Turchia, afferma che il suo Stato non stia combattendo contro le genti curde, come tutti urlano, ma contro organizzazioni terroristiche che mettono bombe e fanno assalti contro le popolazioni e le istituzioni turche: Ypg e Pkk. E sostiene che le operazioni svolte dal secondo più potente esercito della Nato sono in linea con il diritto all’autodifesa ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Tutto questo la Turchia lo compie, secondo Oktay, rispettando l’integrità territoriale della Siria.

Bisogna distinguere tra il popolo curdo e il Pkk, riconosciuto come formazione terroristica dagli Stati Uniti e dall’Europa e responsabile di vili attentati su territorio turco e della morte di oltre quarantamila turchi, e l’Ypg, suo fratello armato in Siria.

Il vicepresidente ritiene inammissibile aiutare queste due formazioni con la scusa di dare una mano a combattere Daesh. La Turchia, afferma Oktay, ha neutralizzato in questi anni oltre tremila foreign fighters al servizio delle sigle terroristiche che operano in Siria. L’operazione in atto serve a eliminare le sigle terroristiche dalla Siria, con l’aiuto dell’Esercito nazionale siriano, che combatte contro Assad, e stabilizzare un territorio che già è destabilizzato.

Si intende creare una fascia protetta dove i curdi siriani e tutti i siriani che vivono in Turchia possano tornare in pace almeno in una parte del loro territorio. Questo lo ha affermato anche Hulusi Akar, ministro della Difesa turca, a colloquio con l’omologa francese Florence Parly.

Inoltre l’Esercito nazionale siriano insieme a quello turco ha liberato alcuni villaggi, come al-Yabisah, Tal Fandar, dal giogo di queste sigle, ed hanno trovato l’accoglienza degli abitanti. E in un altro villaggio, Kishto a Ras al-Ayn, hanno trovato tunnel che portavano al di là delle linee nemiche, classiche strutture della guerriglia terroristica di Daesh usata dal Ypg e Pkk.

È, questa, l’altra versione, che per onestà bisogna pur riferire, per farsi un’idea degli avvenimenti. Importante è conoscere dalle persone come si svolgono i fatti e conoscere come vivono le differenti genti in territorio turco. In Turchia convivono differenti religioni ed etnie in modo pacifico e collaborativo. Nel Paese ottomano i curdi sono in pace e ben integrati nel territorio. Con l’avvento di Erdogan hanno riavuto la possibilità di riconoscersi come curdi, di poter riusare la propria cultura e la loro lingua, in precedenza negata dal laico comunista Ataturk.

Ma ancora in Occidente si continua a raccontare la favola della pulizia etnica.

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