Digiuno, bellezza incontestabile dell’Islam (1)

28/02/2020 di Redazione

di Shaych (Pir) Muhammad Muddaththir Chishti Nizami (Silvio Gualini)

In questo periodo di Islamofobia appare più evidente, a saperlo leggere, quello che avvenne oltre 1441 anni fa: l’ostilità dei conterranei del Santo Profeta صلى الله عليه وسلم alla rivelazione della religione che segna il ritorno dell’essere umano (per i Musulmani) alle origini della Tradizione Primordiale, per intenderci quella praticata dal Profeta Adamo, Adam, Alaihi Wa Sallam. Una forte componente dell’ala irriducibile dei Quraish ostili al Santo Profeta صلى الله عليه وسلم era dettata da un sentimento umano che se lasciato fuori controllo ha effetti deleteri: la gelosia. Un fine pensatore ed iniziato all’Ermetismo
Cristiano come Shakespeare ha descritto con le sue opere vari difetti della psiche umana celando dietro i suoi versi il modo di controllare le tendenze nefaste di quello che noi Musulmani chiamiamo “nafs” (per chi scrive è interessante come queste qualità interiori dell’opera del grande scrittore inglese siano comprese solo dai Musulmani che seguono anche la via del tasawwuf).

Questa gelosia che acceca spiega ad esempio come un Abû Lahab (il padre della fiamma) pur avendo sentito i versi divinamente rivelati che lo riguardavano rimase uno dei principali nemici assieme alla propria moglie del Santo Profeta صلى الله عليه وسلم. Versi che riporto qui per evidenziare una realtà che è e rimane sotto gli occhi di tutti: “1) Periscano le mani di Abû Lahab, e perisca anche lui. 2) Le sue ricchezze e i suoi figli non gli gioveranno. 3) Sarà bruciato nel Fuoco ardente. 4) assieme a sua moglie, la portatrice di legna 5) che avrà al collo una corda di fibre di palma”. [Surah 111, Al Masad (la fibra di palma)].

La curiosità di questa Surah è che fu rivelata con Abû Lahab e sua moglie ben vivi ed attivi e consci delle parole rivelate. Ma gelosia ed odio sono cattivi consiglieri. Pensare che sarebbe stato sufficiente ad Abû Lahab e sua moglie sottomettersi all’Islam per dimostrare la sua pretesa considerazione di falsità della rivelazione Coranica e dichiarare così falsa (astaghfirullah) la sura in questione a lui dedicata!

Certo la gelosia e l’odio non furono le sole componenti, un’altra, più sottile, causa sta nel fatto che come spiega chiaramente Pir Karam Shah Al Azhari, Rahmatullah Ahle, nel sesto volume della sua siraat un Nabi صلى الله عليه وسلم: Dhia un Nabi صلى الله عليه وسلم, disponibile in inglese presso le Edizioni Verso il Polo, anche i più ostili nemici dell’Islam di quei tempi non potevano fare a meno di ammirare la Rivelazione e questo in un certo senso li rendeva ancora più gelosi e quindi pessimi nemici. Per la cronaca – cito fonti storiche – Abû Lahab morì di peste tanto che i suoi figli non ne toccarono il corpo, anzi trascinarono il feretro con una corda e lo buttarono oltre un muro coprendolo poi di sassi, che gettavano sul corpo ormai morto del loro padre.

Una tradizione profetica dà molta importanza alle preghiere dei figli sui propri genitori appena sepolti e di certo questo non è stato il comportamento dei figli di Abû Lahab, cui non sono valse le sue ricchezze lasciate ai figli e tantomeno i suoi figli. Questo fatto dovrebbe far riflettere chi pensa che il Sacro e Glorioso Qur’an Karim non sia rivelazione divina, chi se non l’Unico Creatore
Supremo poteva conoscere nei minimi dettagli quale sarebbe sta ta la fine del “padre della fiamma”?

Cosa c’entrano la gelosia e l’odio con il digiuno Islamico? Innanzi tutto c’entrano perché l’Islam permette di combattere le tendenze cattive e negative della “nafs” (psiche, anima in senso lato) proprio con il digiuno, ma un digiuno regolamentato. Infatti l’Islam ha codificato dalla Shariah la pratica del digiuno e la condivide con i “cugini” Ebrei. Che differenza c’è fra i due? La differenza è che nell’attuale Giudaismo il digiuno è considerato facoltativo e solo una minoranza ebraica di fatto lo osserva; senza contare che non esiste nelle altre religioni un periodo così lungo come i 29/30 giorni del mese di Ramadhan (durante la “Quaresima” i cristiani sono tenuti a “mangiare di magro”, non ad astenersi da cibi e bevande). Nel mondo Islamico la pratica del digiuno infatti è ancora largamente presente. Perché digiunare ed essere “obbligati” a digiunare comporta l’invidia (ed anche l’odio) di coloro che non hanno questa pratica obbligatoria? Ogni essere umano, anche il più abbietto con il cuore più duro, alla Abû Lahab, ha delle reminiscenze di una vita migliore dal punto
di vista spirituale e quindi percepisce, nell’atto di adorazione speciale quale è il digiuno, la testimonianza della rinuncia completa ai piaceri della vita in favore e per un Dio Unico.

(continua)

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