«La scienza del Corano porta in paradiso, ma riconosciamo le leggi dello Stato»

22/11/2019 di Francesco Buja

“La sapienza è una via del paradiso” è il titolo di una conferenza svoltasi qualche mese fa nella moschea di Sesto San Giovanni, a cura di Abdullah Tchina (in foto), direttore esecutivo di quel luogo di culto. A lui abbiamo chiesto come può un musulmano arrivare in paradiso, soprattutto obbedendo anche alle leggi dello Stato.

Quali sono i tratti della sapienza coranica che lei propone perché ci si guadagni il paradiso?             «La scienza nell’Islam e nel Corano non ha limiti. Allah ha parlare detto nella sura “Il misericordioso”, versetto 33: “Se potrete varcare i limiti dei cieli e della terra, fatelo. Non fuggirete senza un’autorità”. Vuol dire che l’Islam non pone limiti alla scienza, perché all’uomo è stata data la capacità di cercare, di meditare, di ragionare, di riflettere e di condividere le varie riflessioni. Al Profeta fu chiesto cosa ci fosse prima di Dio. Il Profeta disse che è esistito Dio e niente e nessuno prima di Lui. Un’altra versione dice che non è esistito nessuno insieme a Lui. Vuol dire che non c’è alcuna divinità all’infuori di Dio. Quando si parla della teologia, la scienza religiosa, inizia la riflessione sul tempo, sull’esistenza della materia, si parte dall’esistenza per arrivare al Creatore. Dio ha creato ogni cosa: sia la materia, sia il tempo. Nel Corano c’è la riflessione sull’Universo. E tramite la scienza si arriva a Dio. Il Corano e la Sunna contengono alcuni fenomeni scientifici, per esempio quando si parla dell’acqua salata e di quella dolce, che vengono separati da un filo sottile, nel senso che non posso essere mischiati. La scienza lo ha scoperto. Ma lo aveva già detto il Corano, nonostante non sia un libro di scienza. Il Corano dunque è stato fatto da Dio. E la scienza è il cammino verso il paradiso».

Il Corano, secondo lei, si presta a equivoci? Potrebbe sembrare un testo non sempre volto alla pace… «Il testo sacro dei musulmani può sembrare equivoco, ma dipende da come lo si legge. È un libro generale: parla della Storia, dei profeti, della giurisprudenza, della famiglia, di alcuni avvenimenti del tempo del Profeta. Tratta il tema della guerra. La chiama« jihad», parola che significa «sforzo maggiore», che nell’Islam è molto importante. Il Profeta un giorno è passato da un uomo che lavorava la terra. E gli ha detto: “Se viene fatto questo sforzo per dei bambini o per dei genitori anziani è nella causa di Dio. Se lo sta facendo solo per farsi vedere, non è nella causa di Dio”. Vuol dire che il jihad stesso può essere uno sforzo maggiore in qualsiasi cosa. Se analizziamo alcuni testi che dicono che il Corano invita a uccidere i miscredenti, vediamo che quei versetti parlano di un contesto di guerra. Il contesto è molto importante. Per capire il concetto stesso della violenza e quello della guerra, dobbiamo unire i versetti che parlano di libertà religiosa, di quella di pensiero e della guerra stessa. L’ammonimento “non siate ingiusti” significa “non iniziate la guerra”, ma “combattete contro coloro che vi combattono”. Il Corano dice che non vi è nessuna costrizione nella fede. Questo dev’essere molto chiaro. Nella sura IX si legge: “E se qualche associatore ti chiede asilo, concediglielo affinché possa ascoltare la Parola di Allah, e poi rimandalo in sicurezza. Ciò in quanto è gente che non conosce!”. Questo è molto bello. E il Corano disse: “E non disputate con la gente del Libro altro che nel modo migliore”. Questi sono versetti che parlano dell’importanza dell’essere pacifici con gli altri. Il Corano è un libro di pace».

Il Paradiso si guadagna obbedendo solo alla religione islamica, disconoscendo altre autorità? Proprio per questo problema in Francia sono stati adottati provvedimenti contro l’islamismo politico che lascia pensare che la legge di Dio sia superiore a quella della Repubblica.                            «È stata fatta una ricerca sui Paesi che applicano i precetti della religione musulmana, si è trovato che sella stragrande maggioranza lo fanno quelli europei. L’Irlanda è il primo Paese che mette in pratica i precetti dell’Islam. Ci sono tanti valori della società europea che sono prettamente islamici. L’Islam non è contro la modernità e i valori della vita, della civiltà. Rispetta lo Stato di diritto: il diritto della donna, del bambino, dell’anziano, i valori della libertà della tolleranza, dell’unità , della multiculturalità e della multireligiosità. L’Islam non prova fastidio per le altre culture, perché il Profeta stesso ha scelto di fondare in Medina una società multietnica. Poteva andare nel deserto e fondare la sua società, ma non ha voluto così. L’Islam in sé ha i principi della convivenza, anzi, il Profeta Mohamed ha fatto un’alleanza con gli ebrei, con i cristiani, con gli atei per proteggere il proprio territorio, la Medina, perciò i valori umani che la società occidentale ama sono islamici. Non ha il concetto del religioso che governa la società. Perciò non trova nessuna difficoltà di convivere con le leggi dello Stato e di riconoscerle».

 

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