Surfare con l’hajab in Iran, una lezione per chi non va oltre l’onda

Nel 2013 l’irlandese Easkey Britton si è recato in Iran per una visita sportiva e ha scelto uno dei posti dove poter praticare il surf, nel villaggio di Ramin, a pochi chilometri dalla città di Chabahar, e lì ha insegnato come surfare ai ragazzi del posto. Tra questi vi era Shahla Yasini.

Ragazza iraniana, giovane, appassionata e ambiziosa per il surf, tanto da diventare la campionessa iraniana rappresentante della propria nazione all’Isa (International surfing association). Ma Shahla quando cavalca le onde con il suo surf indossa l’hajab.

 

 

Eh sì, con il classico velo che copre i capelli, che molte femministe occidentali contestano dicendo che neghi libertà alle donne. Shahla, con il suo surf e il suo hajab sportivo, dimostra il contrario di ciò che queste attiviste vanno dicendo in tutto il mondo, non avendo assolutamente cognizione di cosa si stia parlando.

Britton portò alla ribalta Shahla con il progetto “Waves of freedom”, tanto da interessare Giulia Frigieri, fotografa italiana, che le dedicò un servizio intitolato “Surfing Iran”.

Quando conobbe Shahla, la Frigeri commentò:« Ho scoperto un Paese totalmente diverso da com’è rappresentato dai media, e incontrando Shahla molti preconcetti, sulle donne e sullo sport, sono caduti ed ho scoperto una realtà molto bella e affascinante».

Ora l’Iran è tra i cento Paesi che praticano Surf iscritto all’Isa, insieme ai più blasonati States, Brasile, Australia.

La soddisfazione del presidente dell’associazione surfista iraniana, Alireza Rostami:«Siamo molto orgogliosi del fatto che l’Iran surfing association abbia ottenuto l’adesione all’Isa e ora non vediamo l’ora di lavorare sodo per far sviluppare e crescere il surf in tutto il Paese. Il surf non è solo uno sport per il popolo iraniano, ma uno strumento in grado di unire persone di culture e background diversi, che mettono in risalto i valori di ospitalità, sincerità e lealtà che fanno parte della cultura iraniana».

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