Rien ne va plus, riflessioni sulla morte (1)

24/01/2020 di Redazione

Del Dr. Pir Muhammad Muddaththir Silvio Gualini Chishti Nizami

Essendo stato colpito da un lutto, atteso ma pur sempre straziante, ho pensato di condividere alcune riflessioni sulla morte fisica dal punto di vista di un Musulmano che deve fare i conti con l a morte di un proprio caro ma anche, soprattutto, con la propria, ineluttabile, morte fisica. Tutte le vere religioni ed i sistemi spirituali hanno come scopo ultimo quello di preparare alla morte fisica i loro fedeli. L’Islam come ultima Rivelazione Divina permette di realizzare una perfetta preparazione al “destino comune”; preparazione che, volendo, non si ferma con la fine della vita, ma può continuare dopo la vita.
Quante volte abbiamo sentito l’espressione “rien ne va plus ” per radio, televisione, al cinematografo oppure come titolo di un libro o di un racconto? È quantomeno singolare che questa frase, adottata in un ambito generalmente considerato vietato ( haram ), essendo il gioco d’azzardo un peccato capitale ed un terribile demonio possa far riflettere quando ci troviamo di fronte al mistero della morte: perché, in qualsiasi modo ci raggiunga, la morte è la fine di tutto il nostro avere terreno, “nulla va più ”. San Francesco la chiamò “sorella morte ” ed in effetti se ci si pensa bene la morte ci accompagna dalla nascita, concetto che fa parte del Credo Islamico. Infatti fa parte del Credo Islamico, anche perché scritto nel Sacro e Glorioso Qur’an karim, che l’angelo che soffia la vita nel “grumo di sangue” trasformandolo in un essere vivente (proc esso che qualsiasi clonazione non potrà mai copiare) imprime in esso la data di nascita, la data di morte, la sua modalità e quanti mezzi avrà a disposizione per affrontare la vita in questo basso mondo. Basso mondo che ha un potere attrattivo così forte c he tutti noi temiamo di doverlo lasciare un giorno che fatalmente per alcuni è già arrivato o comunque arriverà per tutti. Questo basso mondo è così attraente che ogni sera andiamo a dormire pensando di avere di fronte un altro giorno di vita, ma quanti di noi pensano che ogni giorno passato in vita ci avvicina al giorno del la morte fisica? Se l’evento di una morte prematura può trovare impreparati, dopo una certa età senile il pensiero della morte per un buon Musulmano dovrebbe divenire quasi una costante quotidiana . Ma di certo per tutti grandi e piccini si diceva una volta la morte decreta la “fine dei giochi: rien ne va plus! plus!”

Anche se la vita è tutt’altro che gioco ed un buon Musulmano dovrebbe lavorare ed operare proprio per prepararsi al momento in cui non vi è più alcuna possibilità di ritorno. La morte fisica sancisce la fine di tutti i nostri atti di adorazione e solo in quel momento, o negli istanti che lo precedono, se si è coscienti, ci si rende conto che sono solo quelli che forse ci porteremo con noi . Non mi risulta che esistano carte di credito e bancomat nell’aldilà, esistono solo le intenzioni delle nostre azioni. La nostra carta di credito non sarà tanto la contabilità di quanta adorazione avremmo potuto fare ma la qualità legata all’adorazione. Per esempio se abbiamo digiunato durante il mese di Ramadan ma lo abbiamo fatto perché lo facevano tutti in casa non sarà come se avessimo vissuto il Ramadan come mese di digiuno per Allah e quindi desiderio ardente di giungere al Suo Cospetto. In altre parole occorre aggiungere qualità alle nostre adorazioni per occupare la Prossimità Divina, che è l’unica cosa che conta veramente a ben vedere.

Ma il Musulmano, al contrario del miscredente e dell’ateo, ha una certezza: se non ha buttato la sua vita sul “tappeto verde del caso”, giocando con essa, potrà raccogliere i frutti di un’esistenza fatta di sottomissione al Volere di Allah attraverso l’obbedienza della Legge Divina comune a tutti i Musulmani ( Shariah ). Non importa il modo con cui Allah gli darà la m orte fisica, importa la predisposizione personale verso la morte. Tutti devono tastare la morte, dice il Sacro e Glorioso Qur’an Karim, ma essere un buon Musulmano permette di aggiungere qualità all’ineluttabile cosicché al momento dell’irrevocabile “ rien ne va plus ” il Musulmano sa che al tramonto in questa vita seguirà un’alba in un mondo migliore di questo.

(continua)

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