«Non credete al principe azzurro». Consigli sul matrimonio islamico in una guida

12/11/2019 di Jamal Qadeer

«Attenzione a chi sposate e a chi vi sposa». È il monito che lancia alle donne Calogero Adel Salomon (in foto), italiano classe ’78, autore di “Guida al matrimonio e divorzio islamico e come riconoscere i furbetti in Italia” , pubblicato da Youcanprint. Analisi e consigli da chi conosce la realtà islamica e l’ha vissuta anche all’estero. Salomon, nonno paterno palestinese, studi di giurisprudenza e di scienze politiche ma non completati, ha vissuto nelle Americhe. «Mi sono convertito nel 2006 – spiega – , seguo il madhab hanafi da tre anni, la mia famiglia è cattolica. Non sono un sapiente ma ho studiato un po’ la religione grazie a diversi amici sapienti».

Perché questo libro?

«In Italia c’è una grande ignoranza, sia dalla parte degli stessi musulmani che abitano qui, che dalla parte di quelli che arrivano da un altro Paese, ma non tutti, e a anche dalla parte degli italiani non musulmani e convertiti. Ho visto molte donne italiane (convertite e non) ed europee che sposano un musulmano (sopratutto nei casi di un nordafricano) ma poi si trovano con un sacco di problemi, perché molti di questi uomini si approfittano di loro, utilizzano la religione per avere il vantaggi personali , come documenti italiani o europei. Uno dei problemi qui in Italia è la mancanza di una educazione o guida per capire l’islam. Poi la mancanza di libri tradotti in italiano, di solito troviamo piccoli manuali o qualcosa di base, ma non un libro più approfondito. Terzo: chiunque parla d’islam ma dobbiamo vedere se chi scrive una notizia, o che parla, cerca di fare capire l’islam, è all’altezza di farlo. Faccio un esempio: avevo letto tempo fa su un giornale locale di una donna italiana, scrittrice di storie per bambini, che i musulmani, dal più piccolo fino al più vecchio, cercano di approfittarsi e di imporre la loro religione e la loro mentalità; cosa che non è vera. Quando ho deciso di fare una ricerca di questa donna, ho scoperto  che di islam e di musulmani lei non sapeva proprio nulla. Quindi ha dato questa notizia sul giornale solo per avere più pubblicità per le sue storie per bambini. Per questo motivo ho cercato di scrivere un libro».

in Italia qual è la situazione dei matrimoni islamici?

«Fa vergognare. Primo perché non mancano gli individui che cercano di approfittarsi delle donne. La legge italiana non riconosce il matrimonio islamico per diversi motivi. In Canada, dove ho vissuto, ho visto che il matrimonio islamico ha un valore legale – religioso. In Montrèal avevo amici musulmani, libanesi e palestinesi (l’idea di religione in Medio Oriente è molto diversa da quella nordafricana), loro mi avevano invitato a un matrimonio islamico (in quel tempo io non ero musulmano ancora), durante la cerimonia il shaykh ha messo sul tavolino un documento, era un contratto di matrimonio. Bisognava poi trascriverlo nel registro civile di matrimonio. Invece qui di solito si va nel piccolo centro islamico, dove ti trovi un imam fai da te o per hobby, che non ha studiato per essere imam, e in questi posti sono molto bravi a trovarti un marito o moglie subito, basta che uno si converta. L’imam chiede se sei sposato e così, per miracolo o per magia, ti trovi un futuro marito o una moglie che l’imam fai da te cerca di darti. E quando si vuole il divorzio, la solita risposta è: “Io non posso farti divorziare, dovete andare in un tribunale islamico di qualche Paese, io faccio solo matrimoni”».

Le donne sono tutelate?

«Per niente. Molte delle donne non musulmane che sposano un musulmano pensano che per questo fatto debbano diventare musulmane anche o fare tutto quello che lui vuole. Grosso errore, perché la religione non ordina questo. Anzi, lo stesso Profeta aveva detto che chi sposa una donna ebrea o cristiana deve rispettare la religione di lei, non deve cercare di farla diventare musulmana, non  può negare il suo diritto di seguire e praticare la sua religione o visitare la sua famiglia. Ma qui in Italia se ne fregano di questo e questi furbetti dicono alle donne non musulmane che vogliono diventare loro moglie devono convertirsi. Ma con questo dimostrano di non conoscere la religione. Questi hanno tutto sistemato: imam, testimoni, luogo per il matrimonio. Poi giocano sull’ignoranza religiosa delle donne che sono convertite, che quindi diventano succubi di questi furbetti».

Un quadro sconfortante…

«Io posso capire che una persona che si converte cerchi di trovare un marito musulmano ma, per favore, non accettate il primo che si presenta e vi dice d’essere musulmano: cercate di conoscere prima la persona. E ricordate che il principe azzurro è morto da tempo con il cavallo. Poi prendete il vostro tempo per imparare la religione un po’ di più, sopratutto l’argomento matrimonio e quello del divorzio, così potete vedere se quell’uomo è fatto per voi o solo cerca di approfittarsi. Molte non lo sanno, ma il tempo di fidanzamento non ha nessun limite nell’islam. Fortunatamente c’è chi aiuta queste donne. Ho avuto l’opportunità di conoscere il fratello Raffaello Yazan Villani, presidente dell’Associazione nazionale musulmani italiani e del dipartimento Fatima Al Fihriya, il quale mi ha spiegato che loro aiutano le donne, sopratutto quelle che hanno divorziato o vogliono farlo: questo è qualcosa d’importante, perché così queste donne non si trovano mai più da sole».

Come si può risolvere la situazione?

«La risposta a questo è molto semplice: prima di tutto le donne che vogliono sposare un musulmano (donne convertite o non musulmane) cerchino di informasi bene e meglio, di sapere chi è quello che vogliono sposare; poi vedano se colui che fa l’imam è un vero imam; poi se avete qualche dubbio aspettate, prima di lamentarvi e avere un sacco di problemi. Se vedete che questi furbetti hanno molta fretta di sposarvi, allora c’è qualcosa dietro nascosta: attenzione. Si può fare magari una conferenza con qualche associazione e chiedere di spiegare questo argomento, magari parlare con qualcuno che conosce meglio la religione. Non tutto quello che brilla è un diamante o un principe azzurro».

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