Vision 2030, l’Arabia Saudita apre alle riforme

28/01/2019 di Redazione

Re Salman con Turki Al Sheikh

Nei giorni scorsi, il governo dell’Arabia Saudita ha emesso un decreto reale che consente la riproduzione della musica nei locali nel suo territorio nazionale e concesso la legalità per tutto il Golfo. Questa legge, emanata e voluta fortemente da Mohammed bin Salman (MbS), è vista come parte di una serie di riforme condotte dallo stesso principe ereditario.

Turki al-Sheikh, delegato dell’Autorità per l’Intrattenimento nel governo generale dell’Arabia Saudita e consulente della Corte Reale, ha annunciato il decreto in una conferenza stampa a Riyadh:

Queste, in sintesi, le sue dichiarazioni in una conferenza stampa affollata: “Da oggi, pubblicheremo licenze per ristoranti nel regno per pagare musica e canzoni“.

Allo stesso tempo, Sheikh ha elencato dozzine di eventi che l’Arabia Saudita intende ospitare quali: gare automobilistiche, spettacoli di magia, teatrali e televisivi, ristoranti galleggianti, cinema all’aperto, gare sportive con campioni del calibro di David Beckham, Zinedine Zidane, campioni della NBA, corride spagnole e il Museo delle Cere di Madame Tussauds, dove verrà presentata una riproduzione in cera del re Salman.

Infatti, Turki al-Sheikh ha poi aggiunto: “Spero che le compagnie nazionali, le banche, gli uomini d’affari e gli artisti accettino e ci diano una mano nel realizzare tutto questo: ci sono opportunità d’oro per tutti“.

Funzionari del Regno, in interventi precedenti, avevano affermato che il regno saudita aspira ad essere tra i primi 10 Paesi d’attrazione al mondo e tra i primi 4 in Asia. L’obiettivo è recuperare i ben 20 miliardi di dollari che i sauditi spendono all’estero per dedicarsi allo svago. Tutto ciò porterebbe ad un aumento del PIL e ad una crescita dell’occupazione nel regno pari a circa 200mila unità lavorative entro il 2030.

Re Salman ha dovuto lottare contro la spinta reazionaria dei religiosi che non volevano concedere simili aperture del regno al mondo. Un aspetto che ha provocato arresti ed epurazioni a tutti i livelli della governance saudita, in nome della oramai famosa Vision 2030 di Mohammed bin Salman.

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