Trump svela il piano di pace in Medio Oriente che favorisce Israele

Dal 2017 alla Casa Bianca si studia un piano per la soluzione palestinese, e ieri Trump, insieme a Netanyahu, senza nessun rappresentante palestinese, ha presentato davanti a sua figlia, a suo genero, al segretario di Stato Mike Pompeo ed esponenti del governo sionista, il suo piano di pacificazione che egli stesso definisce il più grande ”accordo del secolo – deal of the century” fa

tto da chi è stato eletto per fare grandi cose.

Trump dice: “Oggi Israele fa un grande passo verso la pace; la mia visione rappresenta un’opportunità vantaggiosa per entrambe le parti, una soluzione realistica a due stati che risolve il problema della sovranità palestinese per la sicurezza di Israele”.

Naturalmente il primo ministro israeliano non poteva che accogliere tale piano, definendo la giornata “una grande giornata per lo stato ebraico”

Questo grande affare dovrebbe riconoscere la sovranità assoluta su tutta Gerusalemme da parte di Israele, compresi i territori a Est. Riconoscimento di tutti gli insediamenti che sono disseminati in tutta la Cisgiordania, assegnazione di territori ai palestinesi, distanti dalla West Bank, Gaza e area Sud della Palestina confinante con l’Egitto collegati tra loro con dei tunnel, in modo da non attraversare direttamente i territori occupati da Israele. Per compensazione Trump fa un regalo: consentirà che i rifugiati palestinesi possano tornare nel nuovo stato nascente.

Gli appezzamenti di territori, spezzettati dagli insediamenti dei coloni, che dovrebbero bastare ai palestinesi, sarebbero circa il 70% della Cisgiordania, ma i confini di questo puzzle non sarebbero sotto il controllo palestinese, come non lo sarebbe lo spazio aereo e navale, non ci sarebbe nessun esercito, nessun patto e accordo sia politico e sia economico con altre nazioni e, come già scritto, la capitale dovrebbe essere una città a Est di Gerusalemme: Shuafat.

Trump ha detto: “Gerusalemme rimarrà la capitale indivisa di Israele, e gli avamposti illegali di Israele, nella Gerusalemme Est occupata, diverrebbero territorio di Israele”. I quartieri arabi fuori dal muro dovrebbero essere annessi alla nuova capitale che Trump si è inventato, forse prendendo spunto da ciò che disse, qualche tempo addietro, il principe ereditario dell’Arabia Saudita, e cioè che i palestinesi dovevano rinunciare all’idea di Gerusalemme capitale.

L’accordo del secolo, prevede importanti investimenti economici nei territori palestinesi, che più di un aiuto, dopo aver bloccato tutti i finanziamenti dal 2017 in poi, sembra un tentativo di farsi amici gli arabi di Palestina, per non dire un tentativo di corruzione degli stessi.

Tale piano prevede un tempo di attesa di massimo quattro anni per essere discusso e, naturalmente, l’allontanamento di Hamas.

I luoghi sacri ai musulmani rimarrebbero alla Giordania, come tuttora accade, però con il libero accesso agli israeliani alla spianata delle Moschee, per permettere di andare a visitare le fondamenta del tempio perduto di Erode.

Definendola una “opportunità storica per i palestinesi di raggiungere uno stato indipendente, perché essi stessi meritano una vita molto migliore”, Trump lancia la sua solita cinguettata, questa volta dal vivo, che sembra più una minaccia: “Questa potrebbe essere l’ultima opportunità che i palestinesi avranno per avere la pace e un loro stato”.

Il presodente Usa ha poi concluso, dicendo che gli Stati Uniti non chiederanno mai a Israele di scendere a compromessi per la sua sicurezza, e che i palestinesi sono stati intrappolati in un ciclo di terrorismo, povertà e violenza, che hanno impedito di sperare in una crescita di uno stato nazionale, dimenticandosi, però, di menzionare che tra questi cicli vi è l’occupazione militare israeliana che esiste nei territori palestinesi dal 1967.

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