Rajab, mese sacro dell’Islam (1)

20/03/2020 di Redazione

di  Shaych (Pir) Muhammad Muddaththir Chishti Nizami (Silvio Gualini)

Ricordando un vecchio e saggio adagio latino, “repetita iuvant” – che tradurrei “è utile ripetere le cose” – vorrei ribadire, a seguito del mio precedente articolo sul digiuno, l’importanza del mese di Rajab, ultimo in ordine cronologico dei quattro mesi sacri del calendario lunare Islamico, che ricordo essere Dhul-Qa`dah, Dhul-Hijjah, Muharram e Rajab.
Il concetto di sacralità di questi mesi è legato soprattutto al fatto che nell’antichità proprio in questo periodo di mese sacro era vietato combattere. Rajab è il settimo mese del Calendario Lunare Islamico e, curiosamente, secondo le regole dell’abjad il valore numerico sommato di ra (200), jim (3) e ba (2) è 205, che ridotto (2+0+5=7) dà proprio sette. L’abjad è una scienza di cui si è quasi totalmente persa la conoscenza nel mondo Islamico. Una volta nei paesi Musulmani l’abjad veniva insegnato a livello di scuola elementare, ma purtroppo i Colonialisti lo combatterono per pura ignoranza e lo vietarono. Fu proprio vera ignoranza perché l’abjad è antichissimo ed impiegato in tutte le lingue dove le parole sono designate solo da consonanti e solamente in un secondo tempo vennero aggiunti i segni diacritici. Quindi per potersi comprendere in assenza di segni diacritici, come accadeva per l’Arabo, occorreva riconoscere bene le parole, specie in lingue ricchissime in cui le parole possono avere diversi significati, come appunto la lingua Araba. Per cui in ogni alfabeto le lettere hanno, oltre alla valenza lessicale, anche un valore simbolico e un valore numerico così che il significato della frase risulta chiaro ed inequivocabile. Questa caratteristica è uno degli aspetti essenziali di tutte le lingue sacre. Sono lingue sacre quelle parlate da tutti i diversi Profeti, Alaihi Wa Sallam per ognuno di loro, lingue cioè che permettono di assicurare che il messaggio profetico sia corretto ed al tempo stesso consentono ai sapienti di approfondire la conoscenza dei termini usati da loro. La parola abjad è Araba e nasce dall’integrazione delle prime quattro lettere dell’alfabeto Arabo, a per alif, b per ba, j per jim, d per dal. Per dovere di chiarezza si possono catalogare tre tipi di lingue. Innanzitutto le lingue sacre, parlate solo da Profeti, Alaihi Wa Sallam per ognuno di loro, come ad esempio l’Ebraico, il Sanskrito, il Mandarino (Cinese), l’Arabo e l’Aramaico, la lingua parlata da Gesù. Queste lingue sacre vengono usate nella Rivelazione, nella Dottrina e nei Riti specifici di ogni Tradizione. Vi sono poi le lingue rituali, che hanno solo valenza rituale, in quanto sono in grado di produrre suoni e tonalità del tutto simili ai suoni e tonalità della lingua sacra, ne sono esempi il Latino ed il Greco. Infine vi sono le lingue volgari, inadatte ai riti, che rappresentano tutte le lingue moderne indistintamente. Si può comprendere come l’abjad potesse dare fastidio al Colonialismo essendo un potente veicolo di conoscenza, nemica di chi vuole soggiogare delle popolazioni.
Non è certamente casuale che il valore numerico della parola Rajab sia lo stesso della posizione del mese nell’arco dei dodici mesi lunari. Senza approfondire oltre, per evitare di esulare troppo dal tema, si può prendere questa curiosità come un segno della sacralità di questo mese. La radice è ra, jim e ba ed il verbo rajaba significa rispettare. Rispettare chi? Mi viene spontaneo pensare a rispettare Allah Subhana Wa Ta’ala ricordandolo con particolare intensità, rispettare il tempo di questo mese. Come? Quale migliore forma del digiuno? Ma digiunare in questo mese è un modo particolarmente prezioso per onorare il mese che “appartiene in modo speciale” ad Allah Subhana Wa Ta’ala. Non bisogna dimenticare che il numero 7 riveste un ruolo importante nelle religioni semitiche dove ha un significato di perfezione totale e completezza che richiama direttamente all’Opera Divina che è sempre completa e totalmente perfetta. Infatti sette sono le condizioni dell’esistenza di questa manifestazione, ovvero le sei direzioni dello spazio (i quattro punti cardinali, lo zenith e il nadir) in aggiunta al tempo.

(continua)

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