Palestina, Amazon consegna gratis negli insediamenti illegali

L’autorevole Financial Times, in suo articolo, riporta che Amazon offre la spedizione gratuita dei suoi servizi negli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata mentre fa pagare gli stessi servizi ai cittadini che scrivono nei loro indirizzi Territori Palestinesi.

Amazon trova la scusa dicendo che le spese di spedizione sono assegnate a chi effettua una spesa superiore a cinquanta dollari, e, sempre la direzione di Amazon, dice in un comunicato, che le spese, invece, per i Territori Palestinesi sono assegnate a chiunque fa una spesa superiore a ventiquattro dollari. La Cisgiordania è suddivisa e spezzettata, perché in un paese a solo un chilometro da un insediamento illegale vi è questa differenza di prezzo? Se un palestinese, invece di inserire Territori Palestinese, nel suo indirizzo, scegli l’opzione Israele, anche se non si trova sotto occupazione, subisce lo stretto trattamento di favoritismo per quei clienti negli insediamenti illegali. Si favoriscono le occupazioni illegali? Favoriscono chi vuole cancellare il nome Palestina delle mappe geografiche?

Ricordiamoci che UNHCR ha tirato fuori la lista della vergogna e Amazon è prossima ad entrarci, secondo indiscrezioni, anche perché è già segnalata dal BDS mondiale. Non resta altro che boicottare questo colosso, che oltre ad avere una doppia considerazione in Palestina dei suoi clienti, è noto per lo sfruttamento dei suoi lavoratori?

 

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