«Nell’Islam sono rinata», la storia di Federica Naima

16/10/2019 di Laura Imen Villa

Federica Naima, italiana di 29 anni, residente a Milano, ritornata all’Islam cinque anni fa. Ci racconta com’è cambiata la sua vita, le sue esperienze e come vive in ambito familiare. E lo fa senza esibizionismo, con pudore, quindi chiedendoci di omettere la sua foto.

Naima, cosa facevi prima del ritorno all’Islam?

«Ero e sono una ragazza come tante, trascorrevo le mie giornate tra studio e uscite con le amiche, progettando il mio futuro ambendo a diventare un’imprenditrice nel settore della moda. Sinceramente non sono cambiata granché.

Com’è avvenuto il tuo ritorno all’Islam?

«È cominciato quando ho incontrato un ragazzo pakistano, mi ha parlato della sua religione senza mai impormi nulla, anzi ero io ha chiedere sempre di più. Mi informavo all’inizio su internet e sui vari gruppi social, per capire cosa andavo incontro, visto che la relazione stava iniziando a diventare seria, come tante altre persone ero impaurita dell’Islam e dai musulmani. Le informazioni su internet non mi soddisfacevano e spesso erano contrastanti, parlai anche con un imam, ma la soluzione la trovai seguendo on line dei sapenti in lingua inglese. Ho studiato per quasi due anni, ho iniziato a pregare dopo un anno, e allo scadere del secondo ho deciso di fare shahada (testimonianza di fede)».

Cos’è cambiato?

«Nell’Islam sono rinata! Nel mio cuore ho provato felicità, un senso di pace che non sentivo da tanto tempo. Nel senso pratico della vita quotidiana quasi niente è mutato: non indossavo il velo e da subito non ho cambiato regime alimentare, mentre nel relazionarmi con gli amici notavo qualche reazione di incredulità mista a stupore, e qualche amico particolarmente spiritoso faceva battute sui musulmani. In ambito strettamente familiare i miei l’hanno preso moderatamente bene, con molte perplessità da parte di mia madre e di mia nonna, sopratutto quando ho iniziato a usare l’hijab, il velo, e a mangiare halal, il che, specialmente all’inizio, è stato un vero e proprio dramma, fortunatamente risolto. Perplessità che si sono appiattite nel tempo».

Cosa fai attualmente?

«Lavoro nel ristorante di famiglia insieme al mio ragazzo, mettendo i soldi da parte, per poter realizzare il mio sogno di aprire una boutique di abbigliamento, come una sorella di Como. Ho appena finito di frequentare un corso di sartoria per essere preparata per la mia nuova attività e stiamo programmando un viaggio in Pakistan per conoscere la famiglia del mio ragazzo e decidere la data del matrimonio».

Ha mai subito atti di discriminazione?

«Vera e proprio discriminazione no, qualche battuta poco piacevole invece sì.. Ormai credo che le persone si stiano abituando a vedere ragazze velate e non le considerano un “pericolo”».

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