Myanmar: Rakhine non favorisce il ritorno dei Rohingya

01/08/2019 di Redazione

La situazione nello stato di Rakhine in Myanmar non è favorevole al rimpatrio dei Rohingya; è quanto emerge dalla relazione dell’inviato speciale delle Nazioni Unite, Christine Schraner Burgener, dopo una visita di 10 giorni in Myanmar.

Durante la visita a Rakhine, la stessa ha avuto incontri con funzionari del governo del Myanmar, gruppi diplomatici, rappresentanti di ONG locali e internazionali e team delle Nazioni Unite in Myanmar, ma ha avuto accesso limitato nello stato, visitando solo luoghi consentiti dal governo del Myanmar.

L’inviato dell’ONU ha, infatti, in programma di visitare i campi profughi di Rohingya a Bazar di Cox, in Bangladesh, così come, separatamente, il Governo di Myanmar ha in animo di inviare una delegazione governativa, guidata dal ministro degli Esteri, Myint Thu, per ispezionare detti campi.

I Rohingya, descritti dalle Nazioni Unite come le persone più perseguitate al mondo, hanno affrontato le paure degli attacchi aumentati da quando nel 2012 sono state uccise dozzine di persone.

Secondo Amnesty International, oltre 750.000 rifugiati Rohingya, soprattutto donne e bambini, sono fuggiti dal Myanmar e sono entrati in Bangladesh dopo che le forze del Myanmar hanno lanciato una repressione nella comunità musulmana di minoranza nell’agosto 2017, spingendo il numero di perseguitati in Bangladesh oltre 1,2 milioni.

Dal 25 agosto 2017, quasi 24.000 musulmani Rohingya sono stati uccisi dalle forze di stato del Myanmar, secondo un rapporto dell’Ontario International Development Agency (OIDA).

Più di 34.000 Rohingya sono stati anche gettati nel fuoco, mentre oltre 114.000 sono stati picchiati, afferma il rapporto OIDA, intitolato “Forced Migration of Rohingya: The Untold Experience”.

Inoltre, circa 18.000 donne e ragazze Rohingya sono state violentate dall’esercito e dalla polizia del Myanma, mentre oltre 115.000 case Rohingya sono state bruciate e altre 113.000 hanno subito atti vandalici.

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