Mohamed Amin Attarki: “Centri Islamici in Italia, ecco le criticità”

Nella mia provincia, agli inizi degli anni Novanta, i musulmani erano ben poca cosa“. Lo afferma Mohamed Amin Attarki, 26enne nato in Italia da genitori di origini marocchine, già Direttore della Comunità islamica di Parma. È cresciuto e vive tuttora in provincia di Mantova all’interno di una famiglia sempre attiva per la comunità islamica e suo padre, all’epoca dell’arrivo nel nostro Paese, cercò subito di instaurare un buon rapporto con le istituzioni, tanto che ottenne il permesso di realizzare uno spazio per quella comunità, in totale rispetto delle leggi, quando il locale sindaco era un esponente della Lega.

Tra le sue riflessioni spiccano concetti legati alla condizione delle donne e la situzione delle moschee: “In alcuni Centri Islamici non viene seguita la Sunnah. In più, o non hanno spazi riservati alle donne o, se esistono, se ne fanno magazzini e spesso non vengono neppure puliti. Tuttavia, ne esistono altri che valorizzano la figura femminile, il che sarebbe opportuno fare ovunque, poiché le donne sono le prime insegnanti nella vita“.

Amin ritiene “Un’anomalia che in Italia ci siano Imam che non conoscono affatto l’Italiano, il che impedisce un corretto apprendimento della religione per chi non parla l’arabo all’interno della comunità, mentre all’esterno si crea un problema di comunicazione tra chi non è musulmano e le istituzioni con cui si deve interloquire, rendendo necessaria la presenza di un traduttore“.

Molto attivo nella sua comunità, spesso viene invitato a seguire dialoghi interreligiosi proprio per il diverso modo in cui si pone di fronte alle questioni. Da qui, infatti, scaturisce la constatazione che: “Purtroppo capita che gli italiani che si convertono, una volta fatta la testimonianza di fede, vengano poi abbandonati a se stessi, specialmente nei periodi di festa in cui si dovrebbe invece essere tutti uniti“. Ed ancora: “È giusto parlare di pace e amore, ma esistono anche altre tematiche, come Gesù e Maria“.

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