Medico saudita rimane in Italia ad aiutare i suoi colleghi

Al momento del rientro forzato in patria a causa della diffusione del Covid-19,  come gli avrebbe consentito l’ambasciata del suo paese, l’Arabia Saudita, Nasser Al-Abdelaali, medico che ha vinto una borsa di studio all’Università di Pavia nel 2011, ha deciso di rimanere in Italia per aiutare la nostra nazione in questo periodo di calamità.

Il coraggioso dottore ha rilasciato un’intervista al quotidiano Alarabya: ” Volevo diventare il miglior ambasciatore del mio paese in Italia, l’Arabia Saudita è conosciuta per il suo ruolo umanitario in tutto il mondo, quindi desideravo dimostrare tale riconoscimento, e sono rimasto ad aiutare il popolo italiano anche perché parlo fluentemente sia l’inglese e sia l’italiano”.

Sta facendo del suo meglio per aiutare i suoi colleghi all’ospedale di Lodi, in Lombardia, nonostante la sua borsa di studio sia stata interrotta e con essa i suoi sostentamenti, perché è stato colpito da ciò che è successo nel nostro paese e ha voluto contribuire: “Non potevo trattenermi, ma la proprietaria di casa, saputo del mio intento, si è rifiutata di prendere il denaro del mio affitto, anzi mi ha sostenuto e si è congratulata con me, ringraziandomi da parte di tutto il popolo italiano”.

Continua il giovane medico: “Cosi ho cercato di aiutare lavorando e monitorando lo sviluppo del virus dei vari casi; il lavoro in ospedale si è rivelato piuttosto estenuante, il numero di casi infetti è stato davvero travolgente”.

Nasser Al-Abdelaali

 

Il giovane medico di 28 anni nell’intervista rilasciata, racconta di come è stato scosso nel vedere i carri dell’esercito in fila e sentire le sirene delle ambulanze in continuazione tutto il giorno, e racconta che la parte più difficile era quella di dover avvisare i familiari delle vittime, dato che in Italia, per legge, i malati e i defunti non possono essere visti: “Il momento più brutto di tutto ciò è quando devi informare la famiglia del paziente che è morto. Le notizie brutte bisogna dirle con un certo tatto e saggezza in modo che il medico non danneggi i sentimenti dei familiari, la legge italiana proibisce ai familiari del paziente malato di Covid-19 di vedere i loro morti; l’obiettivo è proteggere la famiglia”.

Su questo tema si è dimostrato molto dispiaciuto e affranto: “È stata dura, ma la legge mi lega le mani”.

A conclusione dell’intervista, il giovane medico, ha inviato un messaggio al suo paese: “Rispettare le regole e le misure precauzionali per essere protetti dal virus, è pericoloso e mortale, e si diffonde velocemente, anche tra giovani”.

Un giovane ragazzo che venuto per studio in Italia ne è rimasto affascinato anche nel momento del bisogno, rimanendo ad aiutandoci non curante della sua salute, è vero che ha fatto esperienza e sicuramente avrà un suo ritorno professionale, ma questo dimostra come la nostra terra affascina nel bene e fa sentire a proprio agio tutti quelli che ci passano, a costo di sconvolgere la propria esistenza nell’aiutare l’Italia che ospita, ama e aiuta

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