Lo chiamarono Quaid-E-Azam (La Guida Suprema) – 2

18/01/2020 di Redazione

Pakistan-lago-montagna

Del Dr. Pir Muhammad Muddaththir Silvio Gualini Chishti Nizami

(segue)

Per questa breve ma incisiva storia occorre fare un salto indietro nel tempo. Il primo ad avere un’idea di uno stato solo Musulmano ed un distacco dalla Grande India fu Sir Syed Ahmad Khan (1817 – 1898). Ma fu il grande poeta dell’Est, come venne definito in Europa, Sir Dr Allama Iqbal, Rahmatullah Ahle, (1877 – 1938, PhD dell’università tedesca di Heidelberg) ad avere ed implementare l’idea di una nazione Islamica che nel suo immaginario la chiamò Pakistan, terra o nazione (stan) della purezza (pak). Infatti nel 1906 venne costituito il Partito All-Indian Muslim League che incontrò subito ampio consenso nella comunità Musulmana della Grande India e trovò l’adesione di Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah. Attorno al 1930 avvenne un fatto molto importante, tutte le massime autorità spirituali e religiose del Subcontinente Asiatico si trovarono in un incontro religioso (mehfil) e decisero all’unanimità di sostenere la Muslim League per arrivare alla costituzione di una nazione Islamica. Ma, proprio Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah, divenne disgustato dal clima politico della Grande India con un Gandhi “prima donna” che, sebbene supportato dai media anche stranieri, celava una vita privata piuttosto diversa dall’immagine pubblica, come tanti politici a noi contemporanei. Fu così che Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah, si trasferì definitivamente a Londra, riassumendo là il suo lavoro da avvocato (barrister in law). Tuttavia, una notte, mentre dormiva, sentì il letto scuotersi e si svegliò credendo che stesse arrivando un terremoto, invece nulla, notte calma. Poi, ripreso il sonno, di nuovo il letto si scosse. Stessa storia. Ma alla terza volta vide ai piedi del letto alcune persone ed una di esse, la più radiante di tutte, gli ingiunse di tornare nel Subcontinente Indiano e “fare il Pakistan”. Quell’essere radiante altri non era che il Santo Profeta dell’Islam .

Ora qui vedo già, nel mio immaginario, le ciglia di alcuni lettori inarcarsi in disapprovazione. Questo racconto è stato fatto dal Giudice di Corte Suprema Pir Muhammad Karam Shah Al-Azhari, Rahmatullah Ahle, noto per la sua integrità morale, e il medesimo racconto giunse alle mie orecchie anche da altre personalità famose in Pakistan. Non sarebbe certo la prima volta che, nella storia dell’Islam e dell’umanità, avvengano apparizioni. Il risultato fu che comunque Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah, tornò nella Grande India e diede nuovo impulso alla Muslim League girando tutto il Subcontinente Indiano e parlando alle masse. Nonostante i suoi discorsi fossero in quel suo Urdu stentato ed in inglese, quel popolo a maggioranza di analfabeti di una complessa varietà di idiomi locali votò plebiscitariamente per fare il Pakistan ed il Governatore Britannico non poté più recedere. Così nacque una nazione Islamica ma, non per soli Musulmani, bensì per tutte le persone di buona volontà.

Infatti giova qui ricordare una parte essenziale del memorabile discorso che l’ormai Qaid-e-Azam fece alla Assemblea Costituente della nascente nazione, il Pakistan. Il discorso venne trasmesso e registrato da un gruppo di tecnici del suono di “All India Radio”, provenienti dall’Indiaper l’occasione, perché – non bisogna dimenticarselo – la nuova Nazione non possedeva alcuna infrastruttura: tutto era da fare e realizzare. Ecco la parte che ritengo importante:

<<Voi siete liberi. Voi siete liberi di andare nei vostri templi, voi siete liberi di andare nelle vostre masjids oppure in qualunque altro luogo di preghiera in questo stato del Pakistan. Voi potete appartenere a qualsiasi religione o casta o credo, questa vostra appartenenza non ha alcunché a vedere con l’attività dello Stato.>>

Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah, essenzialmente dichiarò l’uguaglianza di ogni cittadino difronte allo Stato. Uguaglianza valida per ogni religione ed ogni casta. La conquistata libertà non era ristretta al solo Islam, pur essendo la nazione al 90% di fede Musulmana, ma a tutti i cittadini. Un principio che Naraendra Modi, attuale Primo Ministro dell’India, dovrebbe rispettare anche oggi. Invece purtroppo oggi Modi sta facendo passare una risoluzione che colpisce oltre duecento milioni di Musulmani in India privando ognuno di loro della cittadinanza indiana, risoluzione del tutto simile a quella che fecero i Nazisti per gli Ebrei tedeschi.

Moltissimi personaggi storici dell’epoca e commentatori politici sono stati unanimi nel definire l’azione di Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah. L’ultimo viceré britannico, Lord Mountbatten, ha giustamente ammesso: “Ho provato tutti i trucchi che potevo giocare per scuotere la risoluzione di Jinnah. Nulla lo avrebbe spostato dalla sua determinazione consumante per realizzare il sogno del Pakistan”.

R.G Casey, governatore australiano del Bengala dal 1945 al 1946, lo elogiò come: “un uomo di disciplina di ferro”.

Oggi il motto di Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allahu, compare in varie parti della Nazione: <<Unità, Fede, Disciplina!>>.

Hector Bolitho nel suo libro ‘Jinnah Creator of Pakistan’ ha scritto: “Lui (Jinnah) ha trasformato una moltitudine dispersa in una nazione”. E ha aggiunto. “A differenza dei creatori di altre nazioni, come Washington, Cavour e Bismarck, Jinnah aveva raggiunto il suo obiettivo senza il supporto di un esercito”.

Beverly Nicholas nel 1943 giudicò Jinnah come l’uomo più importante in Asia perché poteva influenzare la battaglia in questo modo o in quello che voleva. Ha dichiarato: “I suoi (Jinnah) 100 milioni di musulmani marciano a sinistra, a destra, in avanti, sul retro su sua offerta e verso nessun altro. Non è lo stesso nei ranghi indù. Se Gandhi se ne va è sempre Nehru, o Raja Gopalachari, o Patel o dozzine di altri a rimpiazzarlo, ma se Jinnah se ne va, chi c’è al suo posto?”.

Il Quaid ha vissuto tutta la sua vita secondo un rigido codice di etica personale e non ha mai compromesso sui suoi principi. Sir Francis Mudie, governatore del Punjab, che lo conosceva dal 1936, osservò: “Jinnah mi ha impressionato di più, penso di chiunque altro abbia mai incontrato, e gli sono molto affezionato. Non ha mai, se potesse evitarlo, compromesso ufficialmente”. Ha inoltre commentato: “Nel giudicare Jinnah, dobbiamo ricordare che cosa ha dovuto affrontare. Aveva contro di lui non solo la ricchezza e il cervello degli indù, ma anche quasi l’intero dominio ufficiale britannico e la maggior parte dei politici interni, che hanno fatto il grande errore di rifiutare di prendere sul serio il Pakistan. La sua posizione non è mai stata davvero esaminata.”

Analizzando queste dichiarazioni storiche anche gli scettici dovrebbero riflettere che dietro la ferrea disciplina e l’indomabile determinazione di Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah, non poteva che esserci una Forza Superiore che lo guidava e lo sosteneva. Il fatto che la formazione del Pakistan fosse così osteggiata e sottovalutata è dimostrabile dalle pesanti e tutt’ora presenti ingerenze straniere che tentano soprattutto di soffocare l’ardore di grande masse verso l’Islam ed il Santo Profeta .

Non è forse un caso che uno storico ed orientalista come Bolitho tiri in causa il Conte Camillo Benso di Cavour riferendosi a Jinnah, Rahimahu Allah. Si sa che Cavour sul letto di morte pur dimostrando la soddisfazione di avere “fatto l’Italia” espresse il suo disappunto di “non aver potuto fare gli italiani” (e gli effetti si vedono evidenti ancora oggi …) e mi si lasci fare questo volo di fantasia, ritengo che se avessimo le ultime parole del Qaidi-e-Azam alla stessa domanda, egli avrebbe espresso lo stesso rammarico di Cavour, e cioè di aver fatto il Pakistan, ma non i Pakistani.

 

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