Lo chiamarono Quaid-E-Azam (La Guida Suprema) – 1

17/01/2020 di Redazione

Pakistan

Del Dr. Pir Muhammad Muddaththir Silvio Gualini Chishti Nizami

Per una singolare coincidenza -anche se la vita mi ha insegnato che le coincidenze sono raramente casuali- colui che è considerato dagli storici di tutto il mondo e dagli stessi Pakistani il padre fondatore (baba-i-qaum, in Urdu) e la guida suprema (quaid-e-azam, in Urdu) del Pakistan, Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah, (originariamente Mahomedali Jinnahbhai) nacque il 25 Dicembre del lontano 1876 in Karachi. La città, che faceva allora parte della Grande India, oggi è una megalopoli del Pakistan nonché capitale della Provincia del Sindh che, con il Baluchistan, rappresenta l’unico accesso alle acque dell’Oceano Indiano per una regione che arriva fino al Kazakistan passando per le immacolate ed altissime vette del Karakorum, la parte Occidentale dell’Himalaya.

La data della nascita di Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah, è stata di grande auspicio ed è anche, di fatto, un ulteriore servizio che questo grande statista ha reso al Pakistan, unendo, “per caso”, idealmente in una festività nazionale il Natale dei Cristiani e dando un giorno di festa ai loro concittadini Musulmani.

Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah, è quasi sconosciuto alla maggioranza degli Occidentali, come capita spesso a chi ha servito con onestà e sincerità una causa importante ed ha lavorato per la pace ed il progresso dell’umanità. Infatti Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah, ha liberato di fatto milioni di persone dal giogo del colonialismo britannico e dalla barbarie dei latifondisti Hindu che tenevano sotto usura svariati villaggi a maggioranza Musulmana, cosa che, tuttavia, sta ancora accadendo, in un certo modo, nell’attuale Kashmir occupato ed illecitamente annesso dall’India che in questi giorni è guidata da un governo sovranista della peggior specie.

Non desidero fare qui un compendio biografico del Quaid-e-Azam, ma, da naturalizzato Pakistano, vorrei dare il mio modesto contributo a questa nazione che occupa un posto speciale nel mio cuore. Oggi con internet basta digitare Jinnah e wikipedia dà un profilo completo di Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah. Profilo abbastanza accettabile.

Quello che desidero fare qui è raccontare aneddoti poco noti, sensazioni e realtà su una nazione e sul suo popolo, i Pakistani, il più delle volte malvisto in Occidente anche se in Inghilterra molti sindaci di grandi città sono di origine Pakistana come lo sono alcuni membri del parlamento. Il Pakistan che ho conosciuto è una specie di Italia di inizio secolo scorso e forse è anche per questo che mi è stato facile integrarmi in una società molto cordiale ma al tempo stesso diffidente come si è naturalmente diffidenti con lo straniero. Tuttavia, occorre tenere a mente che diffidente non significa incivile (cosa questa che pare contraddistinguere certi italiani di questi giorni).

Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah, è stato per me il chiaro esempio di un essere che ha svolto una funzione, ed è tutt’ora un esempio vivente di come lo “spirito” superi di gran lunga “la lettera”. Infatti, se quelli della nascente Muslim League avessero dovuto scegliere il loro leader politico sulla base delle sue credenziali di buon Musulmano non avrebbero di certo scelto Jinnah, Rahimahu Allah, come leader. Non che egli fosse un pessimo personaggio, tutt’altro. Il problema è che egli sposò una Parsi, cioè un’adoratrice del fuoco, che solo molto tempo dopo divenne Musulmana e si sa che i Parsi non sono “gente del Libro” come ebrei e cristiani, quindi a stretto rigore di shariah Jinnah non avrebbe dovuto sposarla in quanto non lecita per un Musulmano.

Il fatto che l’unica figlia di Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah, sia vissuta e morta nell’attuale India e sia rimasta dichiaratamente una Parsi dimostra la liberalità molto occidentalizzata della famiglia in cui crebbe. Celebre fu al riguardo l’intervista della donna rilasciata anni fa alla televisione di stato Pakistana (PTV Channel), in un documentario a lei dedicato, dove vennero rilasciate sue rivelazioni ed affermazioni che se da una parte gettarono nello sconcerto milioni di Pakistani, dall’altra dimostrarono come l’educazione della ragazza fu estremamente liberale, specialmente per l’epoca e per la società della Grande India in cui le donne, senza riguardo se hindu o musulmane o sikh o anche cristiane, erano ai margini della società e soprattutto costrette ad un’obbedienza cieca verso i genitori, di cui ancora oggi si vedono esempi talvolta poco edificanti, per la pervicace ferocia dei genitori e la conseguente ostinazione delle figlie.

Educato in Inghilterra ed avvocato di successo, vivendo nella cosmopolita Bombay (ora Mumbai, India) Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah, frequentava la bella società dell’epoca. Musulmano di nome ed appartenenza religiosa, più versato in inglese (lingua legale ufficiale nella Grande India come nel Pakistan attuale), Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah, amava vestire bene ed era quello che i “conservatori e tradizionalisti religiosi” del Subcontinente Asiatico definiscono anche oggi come “angrez” (letteralmente inglese) per indicare un individuo che ha abbandonato costumi ed usanze locali per uno stile di vita completamente “inglesizzato” od “occidentalizzato”. Certo contrasta vedere fotografie dell’epoca con un Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah, vestito in eleganti abiti, lucidissime scarpe dell’ultima moda di Londra nella sua lussuosa casa di Mumbai a fianco del suo ospite Gandhi vestito in abiti tradizionali indiani e … scalzo. Questo contrasto, messo abilmente in evidenza nel film Gandhi (prodotto da cineasti Indiani) ha gettato un’immagine da “villano del film” che è totalmente opposta da ciò che era ed è Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah, e non lo scrivo per partito preso.

Un altro aspetto di Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah, è che, per le sue origini ed i suoi studi, parlava preferibilmente inglese ed aveva difficoltà con l’hindustani parlato come seconda lingua ufficiale dopo l’inglese. Ma chi ha visitato il Subcontinente Asiatico sa che questo immenso territorio è un crogiolo di razze, di lingue e dialetti: in Pakistan conoscere l’urdu oggi, nonostante vari programmi di alfabetizzazione, significa interagire con il 60% della popolazione (120 milioni circa su oltre 212 milioni di abitanti), questo significa che il 40% della popolazione è analfabeta e gran parte di questo 40% si trova nelle campagne. Tutto il paese, dagli istruiti agli illetterati, parla preferibilmente nei dialetti delle lingue locali (Punjabi, Sindhi, Pashtu, Siraiki, Potohari, Ikko per citare le più note e senza contare le lingue locali parlate in India) per cui capire e farsi capire non è sempre facile. E non fu facile per Muhammad Ali Jinnah, Rahimahu Allah, che conosceva prevalentemente l’inglese e non molto dell’hindustani (urdu in Pakistan).

La domanda è quindi come fece quest’uomo ad ottenere un consenso quasi plebiscitario pur essendo così diverso dalla stragrande maggioranza della popolazione Musulmana del Subcontinente Asiatico ed essendo praticamente in grado di comunicare con solo il 20% circa degli elettori? Rispondere “fu un miracolo” non è niente affatto azzardato! Sono perfettamente conscio che mi addentro in un terreno in cui gli scettici ed i pragmatici avranno crisi di rigetto ma, parafrasando un vecchio adagio, “narratore non porta pena”.

(continua)

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