L’imam Layachi: “Gli imam in Italia parlino italiano, due terzi dei fedeli esclusi”

27/03/2020 di Jamal Qadeer

La politica italiana ha abbozzato diverse volte alla possibilità di istituire un albo per Imam con vari requisiti, tra cui l’utilizzo della lingua italiana, ma con il succedersi dei vari governi l’ipotesi è andata nel dimenticatoio. Non è escluso, però, che al termine della crisi dovuta al coronavirus le istituzioni italiane e le associazioni religiose non si siedano nuovamente al tavolo tecnico.

A risollevare il problema tramite una giustissima osservazione, è l’imam Layachi Kamel, che dal suo profilo Facebook ha proposto che gli imam in Italia parlino italiano, poiché il fattore linguistico tende a escludere a priori i fedeli non arabofoni e le nuove generazioni di fede musulmana, categorie in costante aumento.

Non sono abbastanza i centri islamici che predicano in lingua italiana, ed è molto significativo l’appello lanciato da Layachi, che invita a un maggiore impegno per apprendere la lingua italiana e a utilizzarla, specificando che la formazione a distanza è un ottimo strumento di apprendimento, specialmente in questo momento.

Questo il messaggio dell’imam:

“Gli Imam e la lingua Italiana

Gli Imam e le guide religiose in Italia parlano ad un pubblico vasto ogni Venerdì e in diverse occasioni durante la settimana

Nonostante i timidi sforzi compiuti negli ultimi anni per usare sempre più la lingua Italiana nei discorsi pubblici e durante le funzioni religiose, gli Imam e le guide religiose non si impegnano a sufficienza per imparare la lingua e il linguaggio della società in cui vivono ormai da anni

Non è più tollerabile che una guida religiosa pur essendo laureata e preparata nelle scienze islamiche non comunichi nella lingua comune della propria comunità e società

Le Associazioni nazionali degli Imam attive sul territorio nazionale dovrebbero incoraggiare e sensibilizzare maggiormente i propri soci perché si assumano le loro responsabilità

Purtroppo sono ancora molti gli Imam e le guide religiose che non considerano l’importanza e la necessità di imparare la lingua italiana e i valori costituzionali dello Stato in cui vivono ed operano

Questo requisito ,a mio giudizio, dovrebbe diventare una priorità, uno dei requisiti essenziali di ammissione per fare parte di un’Associazione nazionale Imam e guide religiose

La formazione a distanza attraverso piattaforme online può essere una soluzione flessibile e a basso costo per offrire un servizio formativo efficiente e permettere agli Imam e alle guide religiose di migliorare in tempi ragionevoli la loro competenza linguistica

A titolo di esempio,nelle ultime settimane, numerosi fratelli Imam in Italia hanno tenuto discorsi e lezioni online sui social per tentare di colmare il vuoto lasciato dalla chiusura dei centri islamici per forza maggiore

Peccato però che la maggior parte delle lezioni offerte erano in lingua araba,

Così facendo due terzi dei fedeli musulmani d’Italia vengono esclusi a priori, compresi numerosi giovani musulmani che necessitano una continua formazione, sostegno spirituale ed orientamento giuridico

Ci aspettiamo quindi un cambio di rotta verso una maggiore inclusività e responsabilità nei confronti dei due milioni e sei cento mila musulmani d’Italia ma anche di rispetto e di dialogo alla pari verso l’intera nazione”.

 

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