La vita dei musulmani nei Centri di accoglienza

08/11/2018 di Redazione

In Italia ci sono migliaia di musulmani stranieri che sono arrivati tramite sbarchi, chi dalla Libia, chi dalla Grecia, chi dalla Turchia, e così via. L’iter è sempre lo stesso: prima lo stazionamento presso i CAS (Centri Accoglienza Straordinari) e, successivamente, sposatati negli SPRAR (Centri di seconda accoglienza) in attesa di una commissione che si pronunci sull’accoglienza o meno della Protezione Internazionale.

Ma, nel frattempo, queste persone come vivono la loro religiosità? Abbiamo svolto dei sondaggi a campione tra ospiti residenti in alcuni Centri di accoglienza sparsi nel Sud Italia ed è emerso che una buona parte continua a praticare (principalmente gli asiatici) nonostante alcuni centri siano dislocati dove non ci sono moschee vicine, mentre alcuni non praticano con continuità motivando tale fatto con la tensione legata all’ottenimento del permesso di soggiorno, la ricerca di un lavoro o le preoccupazioni per il futuro.

Va sottolineato che, nei rilevamenti effettuati, nessun ospite ha lamentato interferenze nel professare liberamente la propria fede. All’interno di una struttura è stato addirittura ricavata una piccola sala da preghiera. L’unica nota stonata è rappresentata dal fatto che in alcune strutture non è per nulla conosciuta e osservata la concezione degli alimenti Halal, nonostante si tratti di generi alimentari prodotti in Italia.

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