La testimonianza di Sara, quando la moda è un valore che va al di là dell’estetica

07/05/2020 di Fatima MT Paciotti

Con questo nuovo articolo continua la serie delle interviste, basate sulla vita di ragazze musulmane che lavorano, studiano, si danno da fare per cercare di realizzare sempre i propri sogni. Oggi intervistiamo Sara El Tarass, influencer e modella musulmana di 23 anni.

Sara collabora con Fatima Shop Boutique come modella: abbiamo già potuto conoscerla su un articolo del giornale “La Provincia” di Como che le ha dedicato oltre mezza pagina, mostrandola in foto e parlando della sua vita come ragazza musulmana che si realizza professionalmente e del messaggio che vuole dare all’Italia e agli italiani. Di seguito invece l’intervista che Sara ha rilasciato al Daily Muslim. Buona lettura!

Posso chiederti come ti chiami, quando e dove sei nata?

“Mi chiamo Sara e sono nata in Egitto. Ho 23 anni, sono arrivata qui in Italia quando avevo due anni, quindi mi considero italiana, anche perché ho la cittadinanza, ma oltre a ciò il luogo in cui cresci e passi la maggior parte della tua vita penso che lo si possa considerare il proprio Paese (senza dimenticare le proprie origini).

Digitando il tuo nome e cognome nei motori di ricerca troviamo definizioni come “influencer” e “fashion blogger” e sappiamo che fra i lavori che svolgi vi è anche quello di modella. Da donna musulmana quale sei, è facile far accettare alla tua comunità il fatto che tu sia una influencer e una modella e che sia una giovane donna apprezzata e di successo in questo campo?

“Risponderei di sì e di no, nel senso che ormai siamo nel 2020; essere fashion blogger, influencer, modella nel campo della modest fashion non è più così nuovo. Molti sono abituati ad avere a che fare con queste tipologie di figure e di lavoro, perché prima che nascesse qui in Italia la “muslim fashion” è nata negli Stati Uniti e in Inghilterra, dove ha molto più successo, forse perché in Italia è arrivata da relativamente poco e serve ancora del tempo affinché la comunità si “apra” su certi concetti e certe novità. Ecco perché la trovo anche difficile: molti non sanno cos’è. Ma molti altri invece sanno cos’è e sono felici di avere queste figure nella nostra comunità.”

Come riesci a conciliare il tuo essere una giovane donna musulmana con il ruolo di “influencer“ e con il lavoro di modella di “modest fashion”, che ci parla di un di abbigliamento totalmente diverso da quello che siamo abituati, probabilmente con un pizzico di pre-giudizio, a considerare come “islamico”?

“Non trovo difficile conciliare le due cose perché tutto parte dal mio intento, che è di essere di ispirazione alle ragazze musulmane. Quindi anche quando poso, faccio foto, ecc. è tutto collegato al fatto che voglio trasmettere qualcosa alle ragazze. Influencer è anche questo: cerco di influenzare positivamente le vite delle ragazze e donne musulmane che portano o non portano il velo, o pensano di iniziare a portarlo. Perché comunque viviamo in un Paese con maggioranza cristiana, mentre noi siamo una minoranza, e quindi possiamo trovare delle difficoltà. Portare il velo può farci sentire diverse ed è difficile svolgere determinate attività col velo. Ma se seguo una persona sui social che vive normalmente e fa tutto ciò che vuole senza problemi portando il velo, automaticamente sono influenzata positivamente da questa persona e riesco a realizzare che sì, sono un po’ diversa, ma non così tanto, dopotutto, solo perché porto un velo sul capo.”

Quali sono, se ce ne sono, per una giovane donna come te le problematiche legate all’essere parte della comunità islamica e allo stesso tempo una donna che si realizza studiando per una laurea in scienze dell’alimentazione, il tutto svolgendo anche il lavoro di fashion blogger, web influencer e modella?

“Per adesso ho avuto solo riscontri positivi. Anche se è vero che sono nata a cresciuta in una comunità italiana, ho cominciato ad avere a che fare con la comunità islamica solo circa 5 anni fa. Appunto perché non è una cosa nuova essere fashion blogger, influencer o modella, sta diventando popolare qua in Italia e per questo la maggior parte del riscontro che ricevo da parte della comunità islamica è positivo. Non ho mai ricevuto riscontri negativi per quanto riguarda i miei studi, anche perché cerco di utilizzare il mio percorso di studio per fare del bene alla comunità; chi mi segue, ad esempio, sa che spesso condivido consigli riguardo l’alimentazione, anche durante Ramadan. Ovviamente non sono ancora una specialista per il momento, finché non farò la magistrale, però cerco comunque di metterci del mio ed aiutare. Tutto questo rientra nell’essere influencer e nella responsabilità che ho nei confronti delle persone, sia che mi seguano sia che non mi seguano, perché devo cercare di trasmettere le informazioni più corrette possibili.”

E quali i feed back che ricevi riguardo il messaggio importantissimo che dai col tuo modo di essere e col tuo lavoro, che anche nel campo dell’abbigliamento islamico esista la moda e di conseguenza vi siano le modelle, esattamente come nella moda di tutto il mondo?

“Anche in questo caso, i feedback che ricevo dai miei followers sono principalmente positivi. Ovviamente si ricevono critiche, costruttive e non, in qualsiasi cosa che si fa. Il messaggio che trasmetto utilizzando i social media e il mio lavoro da influencer e fashion blogger è che il velo islamico non è un ostacolo: anzi, è un’identità, ciò che mi rappresenta come ragazza musulmana italiana.

Quale messaggio vorresti dare infine alle ragazze e alle giovani donne che ti leggono oggi sul Daily Muslim e che, come te, sono musulmane in Italia nel 2020?”

“Il mio messaggio è: non fermatevi, sognate, correte, lavorate sodo per quello che volete, fate ciò che desiderate. Vi assicuro che il velo non è un ostacolo; diventa un ostacolo nel momento in cui pensiamo che sia un ostacolo. Finché invece penseremo che il velo sia un segno della nostra identità e femminilità, vi assicuro che non sarà un ostacolo a ciò che vogliamo raggiungere. Prendetevi ciò che volete, e tenete bene in mente che otterrete qualcosa solo lavorando sodo. Non possiamo sempre dire, “io voglio, però porto il velo…” o “io vorrei, ma il velo mi fermerà…”. Siamo nel 2020, e anche se ci saranno persone che vi diranno “no” per il velo, ci saranno molte altre che saranno pronte a capirvi, ascoltarvi, conoscere il motivo per cui portate il velo, ad accettare il vostro essere musulmane italiane (o non) e che portano il velo. Per questo dobbiamo continuare ad affermarci.”

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