Khaled Biagioni: “Il Corano è la risposta a paure e conflittualità”

02/05/2019 di Redazione

Quasi per caso, se il caso esistesse, incontro Khaled Biagioni. Non ci vedevamo da qualche tempo; ci sediamo in un caffè nei pressi dell’antico Foro Romano (a Largo Argentina) e, dopo i nostri “salamelecchi”, gli chiedo: cosa fai ora? “Sono impegnato in convegni nazionali ed esteri, dovunque è richiesta la mia testimonianza religiosa e civile“.

Gliela butto lì: I giovani ti dovrebbero conoscere; io stesso ti devo molto grazie alla più bella rivista mai letta in italia. Da dove vuoi che cominci?

“Dall’inizio...”

Haji Kaled, al secolo Gianluigi Biagioni Gazzoli, nasce nel 1939 a Misurata di Libia da Ugo Biagioni Gazzoli e da Arina Faccioni, sorella di Jamil Gino Faccioni, giornalista convertitosi all’Islam durante la vicenda fiumana di Gabriele D’Annunzio. 

Già. Ho trascorso la mia infanzia con lo zio materno che ha messo particolare cura alla mia educazione spirituale e di cui ho abbracciato la stessa fede, introducendomi alle Futuwah makkia dello sheik akbar Mouajidin ibn Arabi. Nel 1947, dopo la Seconda Guerra Mondiale, mio zio Jamil Faccioni e Mentor Hamdi Cioku, un fuoriuscito albanese strenuo oppositore al regime ateo di Henver Hodjia in Albania, danno vita all’Unione Islamica in Occidente. Intanto, nel corso di quegli anni mi sono laureato in Giurisprudenza ed in Filosofia. Dopodiché sono diventato giornalista professionista e ho, letteralmente, cominciato a girare per il mondo, spinto da una voglia di confrontarmi con gli aspetti politici, culturali e religiosi di ciascun paesi in cui soggiornavo. Per un breve periodo, non te lo nascondo, ho militato tra le fila del Partito Comunista Italiano dal quale mi distaccai per incompatibilità di valori professati“.

Lo so bene: era un periodo complesso e certamente complicato… 

Successivamente, dal 1974 assieme al dottor Mentor Cioku abbiamo messo in piedi l’Accademia della Lingua Araba e della Cultura Islamica nella storica sede di corso Trieste 90 a Roma, dove siamo riusciti ad avere fino a 300 studenti iscritti contemporaneamente ai corsi di lingua araba“.

Indimenticabile periodo, anch’io l’ho frequentata.

Siamo nei primi anni Novanta, negli anni in cui l’Islam anche per via dell’immigrazione dai paesi islamici comincia ad essere sempre piu presente nel nostro paese, (apertura di luoghi di preghiera) che combinata con la rilevanza assunta nel panorama geopolitico mondiale (l’affermazione di Khomeini e la prima Guerra del Golfo) determinano una richiesta crescente di comprensione dell’islam anche da parte di coloro che desiderano intraprendere questo cammino spirituale. Difatti, l’Unione Islamica in Occidente siglò un accordo di collaborazione con la World Islamic Call Society dI Tripoli in Libia e, col suo concorso finanziario, realizzammo la rivista di studi islamici: ‘ISLAM Storia e Civiltà’ che uscirà in Italia per un decennio, annoverando il contributo dei maggiori studiosi della materia, italiani e stranieri. Nel 1995 in seguito alla scomparsa del dottor Mentor Cioku, entrai nella carica di segretario generale della Unione islamica in Occidente“.

Devo riferirti che la traduzione in lingua italiana del Corano edito dalla World Islamic Call Society, curata dal grande Khabazi, a me pare su molti punti controversi, insuperata.

Sì, proprio quella distribuita da Gheddafi nella famosa tenda in Roma, a Villa Pamphili, pochi mesi prima della caduta. L’esperienza dei giorni nostri nelle nostre stesse città avvolte nella conflittualità e nelle paure, c’insegna ancor di più come il messaggio coranico sia unico ed in sé esaustivo, un messaggio quello coranico che in primo luogo attende un ‘responso’ da parte di chi, con la testimonianza di fede (shahada), ne fa la propria scelta di vita. Ne consegue nel credente l’assunzione di una disciplina interiore, prima ancora che una assunzione esteriore di costumi. Oggi ritengo che si sia giunti ad un punto di non ritorno e che l’Islam sia divenuto ineludibile al punto che non si possa più dilazionare una presa di posizione forte e convinta sul ruolo e gli sviluppi della seconda religione praticata nel nostro paese. sfrondata da qualsiasi folcloristica superfetazione. Ah – conclude il nostro interlocutore – sono sposato e ho tre figli“.

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