Indonesia, MUI rivendica diritti certificazione halal

11/01/2020 di Redazione

Il Consiglio Indonesiano Ulema (MUI) si è recato in tribunale per sfidare l’autorità del governo a certificare i prodotti halal, una mossa vista, dai più, come un tentativo da parte dell’organizzazione di riguadagnare il controllo decennale sulla certificazione.

I direttori delle agenzie di analisi degli alimenti e dei farmaci del MUI (LPPOM) di 31 province di tutto il paese hanno presentato, presso la Corte Costituzionale, una petizione congiunta per un riesame della normativa, contestando tre articoli della legge del 2014 sulla garanzia dei prodotti halal.

La petizione è stata depositata circa due mesi prima che la legge, che obbliga tutti i prodotti venduti nel mercato indonesiano ad ottenere certificati halal emessi dall’Agenzia di certificazione halal (BPJPH), entrasse in vigore il 17 ottobre.

Gli istanti hanno specificamente contestato l’autorità del BPJPH, un ente governativo, istituito sotto il Ministero degli affari religiosi, a cui è stato conferito l’incarico di gestire la certificazione halal.

Nel dossier della petizione, si sostiene che il trasferimento dell’autorità di certificazione halal al BPJPH avrebbe creato un senso di incertezza generale, in particolare tra i proprietari di imprese, dubitando, inoltre, sul fatto che il BPJPH potesse funzionare in modo efficiente rispetto al MUI, che aveva “30 anni di esperienza” nella gestione e nell’emissione di certificati halal.

MUI e governo sono stati per anni coinvolti in un tiro alla fune sull’autorità di certificazione dei prodotti halal, prima che fosse approvata la legge del 2014, che spoglia, di fatto, il MUI da qualsiasi potere di gestione della certificazione halal, dando il controllo al governo, che, ora, in attesa del pronunciamento della Corte, è l’unico soggetto autorizzato a regolare le domande ed a riscuotere le tasse per il rilascio dei certificati.

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