In Marocco una campagna contro il test di verginità

13/01/2019 di Redazione

In Marocco è partita una campagna d’informazione per porre fine al cosiddetto “test di verginità” ha riaperto il dibattito su una diffusa pratica che mira a preservare la “purezza e l’onore” delle donne fino al matrimonio. Il Movimento Alternativo marocchino per le Libertà Individuali (MALI) ha lanciato, in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione dei diritti umani, la campagna caratterizzata dallo slogan “La mia vagina appartiene a me“.

Chiediamo alla società civile di denunciare le violenze sessiste e sessuali che il test di verginità comporta, non ha alcun valore scientifico e la consideriamo uno stupro. Nessuno può sapere se una donna è vergine, nemmeno un ginecologo, nessuno, l’unica persona che può sapere se è vergine è la donna stessa”, spiega Ibtissam Lasghar, portavoce del MALI.

La stessa portavoce del movimento marocchino assicura: “Nella maggior parte dei casi, questa pratica, che consideriamo un atto di tortura e patriarcale, viene solitamente richiesta dalla famiglia della futura moglie”.

Il test, chiamato anche finger test, si basa sul controllo dell’imene per vedere se è strappato. La paura di essere rinnegate dalle loro famiglie o dal loro futuro marito non essendo vergini porta molte donne a ricostruire il loro imene attraverso un’operazione chirurgica, l’imenoplastica.

Da parte sua, Buchra Abdu, presidente della Tahaddi Association for Equality a Casablanca, afferma che, nonostante il test non sia obbligatorio, molte famiglie conservatrici lo portano avanti.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha invitato ad ottobre alcuni Paesi a vietare questa pratica che considera “inutile, umiliante, dolorosa e traumatica”. L’OMS avverte che questo test non dovrebbe essere praticato in nessuna circostanza e avverte che “molte donne a causa del test soffrono di ansia, depressione e stress post-traumatico. In casi estremi, donne e ragazze si suicidano o finiscono per essere uccise in nome dell’ onore“. Inoltre, sottolinea che i test di verginità eseguiti su donne stuprate possono causare loro ulteriore dolore, oltre a ricordare loro l’aggressione subita. Nella sua dichiarazione, l’OMS ricorda che una ventina di paesi tra cui l’Egitto, India, Brasile, Afghanistan, Libia e Giamaica continuano a praticare questo test.

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