Il signoraggio bancario, strumento di schiavitù (VI parte)

24/09/2019 di Redazione

Nelle parole del professore Auriti riportate nel saggio di Cosimo Massaro è descritta la realtà dei giorni nostri. Inquietante. Ma i più non se ne avvedono, distratti come sono da nani e ballerini. Ecco ancora stralci del libro “Che cos’è il Signoraggio Bancario”.

«Oggi tutta la moneta che possediamo, anche quella che abbiamo in tasca, ha il peccato originale del debito, quindi ci illudiamo solamente di essere proprietari, quando in realtà ne siamo solo i debitori. Attualmente, durante la circolazione, non ci rendiamo conto della situazione, ma alla fine del ciclo ci tocca restituirla attraverso il prelievo fiscale. E quando non basteranno più i soldi pagheremo con i beni reali, per questo motivo il professore afferma:“Pagare un debito di moneta con altra moneta emessa a debito è impossibile, a lungo andare si pagherà con i propri beni o con il proprio lavoro non retribuito, quindi con la schiavitù”.

Un esempio di moneta di proprietà del portatore lo abbiamo avuto con l’esperimento scientifico del SIMEC, portato avanti dal professore di Guardiagrele, a fine luglio, 2008. (…) Questa moneta complementare aveva l’ulteriore caratteristica di valere il doppio rispetto alla Lira. Con questo esperimento il professore dimostrò con successo, sul piano pratico, che il valore della moneta è dato solo da chi l’accetta sulla base di una convenzione. Ovviamente, l’esperimento fu bloccato dalla guardia di finanza che sequestrò tutti i Simec. Sono in seguito vennero dissequestrati, ma non fu possibile proseguire questa esperienza.

(…) Se la proprietà della moneta è del portatore, la banconota potrebbe essere stampata anche da una tipografia non pubblica, oppure, per assurdo, da una banca privata, basta che chiunque la stampi venga pagato solo per il suo costo di produzione senza che gli venga attribuito il suo valore facciale».

(continua)

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