Il signoraggio bancario, strumento di schiavitù (parte III)

19/09/2019 di Redazione

«Non è possibile ormai più tollerare che i popoli siano perseguitati dall’angoscia del debito non dovuto» sosteneva Giacinto Auriti (nella foto), il giurista che ingaggiò una lotta contro il sistema monetario vigente. Suo discepolo è stato Cosimo Massaro, nel cui libro si spiega il meccanismo del signoraggio bancario.

 

«Il Signoraggio bancario consiste nella differenza tra il costo di produzione di una banconota e il suo valore nominale, con in più l’aggiunta di interessi.
Ad esempio, per stampare e produrre una banconota da 500,00 Euro servono pochi centesimi (circa 30 centesimi di Euro), tutto il resto è guadagno, mentre il costo di produzione arriva a zero per tutta la moneta elettronica, visibile solo sui monitor, creata attraverso la contabilità informatica.
Chi incassa l’introito derivante dal Signoraggio Bancario primario?
Molti pensano che sia lo Stato.
Sbagliato! In realtà viene incassato quasi totalmente dalle Banche Centrali, perché sono le uniche a cui è stato consentito il diritto di creare la moneta dal nulla e di gestirla in regime di monopolio. I signori che sono a capo di questi istituti,sono i nuovi imperatori.
Allo Stato viene concesso solo la possibilità di creare le monete metalliche, dove il costo dei produzione, in alcuni casi, supera il valore nominale della moneta stessa.

(…) Lo Stato Italiano, non possedendo la Sovranità Monetaria per finanziare tutta la spesa pubblica, è costretto a chiedere denaro in prestito a un sistema bancario privato.

Per reperire capitali dal mercato può solo emettere Titoli di Debito Pubblico da vendere all’asta, che alla scadenza saranno incassati dal sistema bancario.

Stampando Titoli del Debito Pubblico, il Governo mette a garanzia il nostro lavoro e la nostra ricchezza, mentre i banchieri stampando banconote emettono carta che non ha nessun controvalore se non il lavoro tipografico. Con quali soldi si agheranno tali Titoli di Debito? E con quali gli interessi generati dal prestito ricevuto? Semplice! Con l0incasso percepito dal prelievo fiscale, quindi dal nostro duro lavoro quotidiano e con denaro che trasporta con sé le nostre fatiche!

Per capire quanto private siano le banconote che abbiamo in tasca basta notare il simbolo del copyright che troviamo su tutti i tagli cartacei in Euro. Ora la domanda dovrebbe sorgere spontanea. Cosa ci fa un “copyright” su delle banconote che dovrebbero avere una funzione pubblica? A fianco del simbolo si trova scritto anche chi è il vero proprietario di questa banconota, la B. C. E. (Banca Centrale Europea) che come abbiamo visto è, appunto, un istituto completamente privato. (…) Tutte le monete metalliche invece portano scritto sopra R.I. (Repubblica Italiana) con la caratteristica che il costo di coniazione supera il valore nominale della moneta stessa, come nel caso dei centesimi di euro.

Questo motivo spinse Giulio Tremonti, quando era ministro dell’economia, a chiedere a Willem F. Duisenberg, all’epoca presidente della B.C.E, di stampare le monete da 1 e 2 Euro in banconote e a tale richiesta fu risposto come segue.

Domanda: “Mr. Tremonti, il ministro italiano dell’Economia ha proposto l’adozione delle banconote da 1 e 2 euro, insieme con le monete, allo scopo di impedire ulteriori aumenti dei prezzi. Il 74% degli italiani è d’accordo con questa proposta e noi vogliamo sapere che cosa pensa lei di questo e se ne avete parlato alla Banca Centrale Europea. Grazie”

Duisenberg: “Non abbiamo progetti di introdurre banconote da 1 o 2 eur, ma ne abbiamo sentito parlare. Naturalmente, ne abbiamo discusso. Stiamo valutando le implicazioni di introdurre tali banconote. In linea di principio non abbiamo niente contro questo progetto, ma stiamo valutando le implicazioni e spero che Mr. Tremonti si renda conto che se tale banconota dovesse essere introdotta, egli perderebbe il diritto di Signoraggio che si accompagna ad essa”.».

(continua)

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