Il Fascismo e l’Islam, dialogo con Enrico Galoppini (II parte)

23/10/2019 di Francesco Buja

Il problema che accomunò Mussolini e mondo islamico fu il sionismo.

«Il punto di congiunzione tra Fascismo ed Islam per ciò che riguarda gli ebrei è dunque l’antisionismo, che per il primo divenne chiaro, più che con le leggi discriminatorie del 1938, durante la guerra, quando per forza di cose gli atteggiamenti più diplomatici vennero a cadere, mentre per gli arabi ed i musulmani fu caratterizzante fin dagli albori in quanto avevano compreso che il “Focolare nazionale ebraico” nominato nella Dichiarazione Balfour del 1917 era un fenomeno destinato a durare e a rafforzarsi nel tempo, fino all’espropriazione della Palestina (che, è bene ricordarlo, era dei suoi abitanti, musulmani, cristiani e pure ebrei, oltre a tutti gli altri che ci abitavano, ma non di un’armata di immigrati provenienti da tutto il mondo che in comune avevano ed hanno solo il mito della Terra promessa).

Il Fascismo, poi, che ebbe vari ebrei influenti tra le sue fila, tra i suoi simpatizzanti e tra i suoi finanziatori (si pensi solo a Toepliz e a Jung o alla Sarfatti e a Ovazza), non era caratterizzato da alcun astio preconcetto verso chicchessia, a ragione della sua religione o etnia. Il Fascismo mirava a realizzare uno Stato etico corporativo, a beneficio dei produttori della Nazione, quindi solo nella misura in cui qualcheduno, anche come gruppo organizzato, si fosse posto di traverso a quest’obiettivo veniva a cadere nel novero dei nemici. Persisteva all’epoca – è vero – un potente elemento antigiudaico nella Chiesa cattolica (per questioni, diremmo, “di famiglia”), ma il Fascismo – ripeto – non può essere in alcun modo esser visto come una concezione del mondo che ha inscritto nel suo patrimonio genetico l’”antisemitismo” (vocabolo peraltro che ingenera numerose confusioni). Il Fascismo lo diventa solo quando l’ebreo (ma il discorso vale per chiunque) diventa antifascista (sembra tautologico affermarlo, ma la questione non è banale). Per l’Islam (che ovviamente non può essere in via di principio antigiudaico per partito preso in quanto il musulmano è tenuto a rispettare la persona dei credenti di tutte le fedi, in particolare dei “popoli del libro”, che hanno ricevuto inviati d’Iddio, tra l’altro citati nel Corano) il discorso è analogo a quello fatto per il Fascismo: diventa ostile agli ebrei quando essi si organizzano per nuocere, com’è stato esattamente per il Sionismo che, infatti, non ha fatto altro che causare sofferenze nella regione araba e musulmana».

Il Duce tentò di limitare il dominio franco-inglese nel Mediterraneo, si sintonizzò con l’Islam sull’avversione alle demoplutocrazie, proprio come ai giorni nostri: Fascismo e mondo arabo-islamico erano insoddisfatti per il Trattato di Versailles, come oggi si è insoddisfatti del giogo europeista e delle ingerenze in terre africane o del Medio Oriente.

«Sia l’Italia fascista che il mondo arabo e musulmano erano revisionisti nei confronti della sistemazione uscita dalla Conferenza di pace di Versailles. L’Italia si trovava alle prese con la “vittoria mutilata” dai voltafaccia dell’Intesa; il mondo arabo e musulmano era stato preso in giro con la rivolta araba tradita (persino Lawrence, a quanto pare, era rimasto amareggiato dall’esito della vicenda). Questa consonanza nel rivendicare i propri diritti guadagnati col sangue dei caduti emerse già ai tempi dell’impresa di Fiume, quando venne creata una Lega dei popoli oppressi, tra i quali si annoveravano e gli italiani e gli arabi. Oppressi, ovviamente, dall’imperialismo inglese e francese.

Oggi però la situazione è mutata parecchio rispetto a quei tempi. In Italia monta – a ragione – l’intolleranza nei confronti della “gabbia europea”, ma la percezione che si ha mediamente del mondo arabo e musulmano è cambiata parecchio dagli anni Novanta, in quanto, a causa delle migrazioni (che non sono tutte di genti di fede musulmana!), molte persone hanno preso a veder di malocchio l’Islam. Questa specie di “signor Islam”, che viene presentato in maniera monolitica e dotato di una volontà di tipo antropomorfico, non avrebbe altra finalità che quella di sottometterci tutti quanti imponendo l’Eurabia, secondo quanto teorizza una destra cattolica, ma anche il leghismo, entrambi alleati dei sionisti visti come baluardo della civiltà contro la barbarie (e sionisti sono infatti i principali cantori del “pericolo islamico”). Le cose non stavano affatto in questo modo né al tempo di Mussolini né a quello di Enrico Mattei, quando l’Italia appoggiava la decolonizzazione, persino quella perseguita in maniera violenta (vedasi la lotta del Fln algerino). In fondo si trattava sempre della stessa linea: liberarsi dai padroni del Mediterraneo. Ma si pensi anche a come la destra filo-atlantica e pro Israele percepiva quelle lotte di liberazione arabe ed islamiche: Nasser, il leader del Panarabismo, era dipinto come un nuovo Hitler, il che permette di capire tutte le successive posizioni che gli eredi di quell’ambiente hanno assunto, fino ad oggi, coi partiti di destra che manifestano, insieme alla Lega, un anti-islamismo esasperato. Gli elettori di questi partiti ed i fruitori dei loro media sono automaticamente portati ad assumere atteggiamenti di rifiuto verso tutto ciò che è arabo ed islamico, con buona pace del loro autorappresentarsi come avversari di una sinistra progressista e contraria ai valori tradizionali».

Si rischia di perdere di vista il nocciolo dei rapporti fra le civiltà del Mediterraneo…

«Per onestà intellettuale va detto però che pure nella sponda sud ed orientale del Mediterraneo molte cose sono cambiate negli ultimi trent’anni. Se la percezione dell’Italia e degli italiani resta generalmente improntata a benevolenza e simpatia, le cosiddette “primavere arabe” hanno fatto perdere di vista quello che dovrebbe rappresentare la bussola dei popoli mediterranei (arabi compresi), ovvero “il Mediterraneo ai mediterranei”, incoraggiando il più possibile forme di cooperazione tra le differenti sponde. Oggi, invece, masse di arabi e musulmani si sono infatuate per le parole d’ordine delle rivolte, che, per carità, qualche ragion d’essere in qualche caso potevano pure averla, ma nella sostanza sono state e sono (la situazione non accenna a placarsi) eterodirette e finalizzate a realizzare l’ennesimo divide et impera nel Mediterraneo. Una situazione, se si pensa a ciò che è accaduto in Libia ed in Siria, che ha causato una perdita secca per l’Italia, la quale contava questi due Paesi tra i suoi partner commerciali e strategici più importanti nella regione. Pertanto, una nuova sintonia tra italiani ed arabo-musulmani del Mediterraneo si potrà ritrovare solo a patto che tutti ritornino per così dire in sé, focalizzando il nemico comune e smettendola con atteggiamenti controproducenti che guarda caso avvantaggiano il soggetto mediterraneo che più di ogni altro è diventato l’arbitro delle vicende in questa parte del mondo: Israele. Più Israele aumenta la sua influenza e più le relazioni italo-arabe ed italo-islamiche subiscono degli ostacoli. Chi crediamo che siano i fabbricanti della campagna d’odio anti-arabo ed anti-islamico instaurata dopo le operazioni dell’11 settembre 2001?».

(continua)

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