Il deal of the century visto da un occhio musulmano

Deal of the century

Il giorno dopo la presentazione del “Peace to Prosperity – A Vision to Improve the Lives of the Palestinian and Israeli People” il vero nome del “deal of the century”, accordo o meglio affare del secolo secondo Trump, le reazioni del mondo musulmano sono state diverse: chi ha espresso un parere favorevole al piano, chi l’ha considerato un affronto e chi invece si è sbilanciato da una parte o dall’altra o esprimendo quasi un compromesso con entrambi i contendenti.

Oltrepassando i pareri di Europa, Russia e altri Stati non musulmani, mi soffermo sulla nostra  comunità, che ancora una volta ha dimostrato la compattezza in decisioni importanti, nel mio e immaginario di ogni musulmano, come dovrebbe essere, ma nella realtà invece, al bene dell’intero campo coltivato, si sovrappone il tornaconto del proprio orticello.

Una dimostrazione di questo, e non solo in quest’occasione, è stata quella della governance egiziana. Già avevano appoggiato la soluzione paventata qualche tempo fa dal principe ereditario dell’Arabia Saudita, che aveva deciso di far considerare a suon di miliardi di dollari un’altra capitale al posto di Gerusalemme ai palestinesi, al-Sisi e i suoi, hanno espresso pieno sostegno al piano del secolo, invitando le due parti ad accettare e studiare ogni suo elemento, perché offre un’ottima soluzione ai palestinesi per la creazione del loro stato. Naturalmente non è mancato l’applauso a Trump.

Presente a Washington, tra gli invitati, durante l’acclamazione di Trump del piano studiato da suo genero, notoriamente filo-israeliano, vi era l’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti, che si è espresso in modo positivo: “Il piano è un importante punto di partenza per raggiungere una pace tra Israele e Palestina, e apprezziamo molto i continui sforzi degli Stati Uniti per raggiungere un accordo di pace tra Palestina e Israele”. L’ambasciatore invitato alla Casa Bianca, non poteva dire altro, probabilmente visto il luogo dove si trovava.

Anche il governo del Qatar, con una dichiarazione rilasciata all’agenzia di stampa ufficiale, esprime parere favorevole al piano di Trump: “Apprezziamo gli sforzi dell’attuale amministrazione statunitense per trovare soluzioni al conflitto israelo-palestinese”. Parere favorevole e allineato quello del Qatar, anche se il regno di Al-Thani richiedeva in passato uno stato palestinese entro i confini del 1967, compresa Gerusalemme Est capitale e il diritto al ritorno dei profughi.

Ilyas Ali Hassan, senatore somalo ha twittato che l’accordo del secolo sostiene la non esistenza della Palestina. Il parlamento somalo ha votato all’unanimità una risoluzione che condanna quest’accordo. In più ha riferito all’Agenzia Anadolu: “La Somalia condanna l’accordo e ha votato una risoluzione contro di esso, non accetteremo alcun piano che comprometta i diritti dei palestinesi di avere uno stato con Gerusalemme capitale”. La Somalia ha subito per anni la guerra statunitense, e probabilmente in queste parole c’è ancora il livore proveniente dall’inizio degli anni ’90 del secolo scorso.

Di tutt’altro stile sono i comunicati dell’Iran e dei suoi alleati: Huthi e Hezbollah.  Il movimento libanese ha definito il piano un patto di vergogna avvenuto con la complicità e tradimento di alcuni paesi arabi, secondo l’emittente Al Manar TV, mentre gli yemeniti dichiarano che il piano è una palese aggressione americana sulla Palestina ed è un accordo finanziato da Arabia Saudita ed Emirati. L’Iran, per dichiarazione di Hesameddin Ashena, consigliere di Rouhani dice: “Esso non è una proposta di pace, ma un piano d’imposizione e sanzioni, contro la Palestina e a favore del regime sionista (Israele) e l’America, questo non è l’affare del secolo, ma il tradimento del secolo”. Tutti e tre gli alleati, come espressione finale delle loro dichiarazioni, affermano: “Il vergognoso piano di pace imposto dall’America ai palestinesi è il tradimento del secolo ed è destinato a fallire”. Dichiarazioni di fuoco, che più che calmare e cercare il dialogo, gettano benzina sui palestinesi, già infuocati dalle parole di Trump.

Posizioni differenti che seguono anche la linea politica di questi ultimi anni, che stanno cambiando alleanze e accordi in Medio Oriente, con risultati che non tutti potremo interpretare in anticipo, visto la completa instabilità che la regione cova da quando, purtroppo governi che non conoscevano nulla della cultura del luogo, si sono divisi con righe e righelli popoli e terre.

E in questi cambiamenti, sia politici e sia culturali, entra a pieno titolo uno dei paesi più grandi del Medio Oriente: l’Arabia Saudita.

Una posizione che non è ben delineata e certa, visto anche i vari accadimenti degli ultimi anni: l’avvicinamento a Israele, apertura verso progetti futuri fatti insieme, collaborazioni energetiche e militari contro l’Iran, anche se per motivi differenti, aiuto logistico del primo per combattere il secondo in Yemen. Il tentativo di far accettare ai palestinesi Gerusalemme capitale di Israele. Proposta fatta a suon di miliardi che ha offeso e fatto stizzire tutti i musulmani del mondo, perché contro la nostra fede e cultura religiosa.

E non dimentichiamoci la voce uscita su testate del Medio Oriente, che raccontava dell’autorizzazione di Israele data ai suoi cittadini per viaggiare in Arabia Saudita. Voce smentita, ma io mi chiedo: è mai possibile che il governo sionista possa inventare una notizia cosi clamorosa, senza essere d’accordo con colui cui è riferita la notizia?

Ed è mai possibile che re Salman si sia sentito al telefono con Abbas, promettendoli la difesa dei diritti e il supporto delle speranze e ambizioni del popolo palestinese, come hanno fatto i re precedenti, per poi permettere che i membri del governo rilascino dichiarazioni quanto mai non cosi allineate? “Il regno apprezza gli sforzi dell’amministrazione del presidente Trump per sviluppare un piano di pace globale tra la parte palestinese e quella israeliana, e incoraggia i negoziati diretti tra israeliani e palestinesi sotto la sponsorizzazione americana per appianare eventuali disaccordi sul piano”, affermazione del ministro degli Esteri saudita. Che aggiunge: “Noi rinnoviamo il nostro sostegno al popolo palestinese con un accordo che garantisca i diritti legittimi ai palestinesi, e speriamo che si possano risolvere eventuali disaccordi tre i due contendenti, e ringraziamo l’amministrazione Trump per l’impegno messo a risolvere la questione palestinese”.

Sono dichiarazioni che sembrano simili, ma con differenza che la prima è stata fatta direttamente ad Abbas e non si è mai nominato nessuno della parte avversa, la seconda sembra un elogio allo statunitense e al suo piano nettamente pro-Israele. Sarà che si cerca di confondere il popolo e i pochi religiosi rimasti liberi e contrari alla politica del principe, per evitare una possibile rivolta all’interno del regno?

Il popolo, la borghesia e molti ricchi sauditi sono a favore della Palestina e contrari a Israele che opprime i palestinesi, lo si legge sui social e sui profili dei dissidenti che raccontano come molti ragazzi e ragazze sono arrestati e condannati solo perché contestano l’apertura allo stato della stella di David.

Situazioni differenti che si evolvono con il passare del tempo e che probabilmente non serviranno a nulla e non aiuteranno certo la causa palestinese, che, vedo sempre di più lasciata cadere nel dimenticatoio, in modo che nessuno ne parli, e ci si dimentichi di ciò che accade in quelle terre per favorire uno rispetto ad un altro.

Importante è che qualcuno spinga nella direzione giusta, in modo che chi ha le possibilità possa fare qualunque cosa creda migliore per se stesso e senza che nessuno lo venga a sapere. Il mondo un giorno si sveglierà e si accorgerà come le cose sono cambiate e quando chiederà il motivo di tutto ciò, gli verrà ricordato che qualcuno di potente ha dato il via al risultato finale, ma il resto del mondo, tutti noi, non ce ne siamo resi conto, ubriacati dal frastuono delle dichiarazioni e dei cambiamenti fatti lontano per non vedere ciò che accade sotto il nostro naso.

 

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