Human Rights Watch: Il Governo dello Sri Lanka complice degli atti di violenza contro i musulmani

08/07/2019 di Redazione

I musulmani in Sri Lanka stanno subendo innumerevoli abusi, secondo un organismo mondiale per i diritti umani, che ha accusato il governo cingalese di complicità negli eccessi contro la comunità.

In una dichiarazione di questa settimana, Human Rights Watch (HRW), con sede a New York, ha affermato che membri della comunità musulmana si trovano ad affrontare arresti arbitrari e altri abusi ed hanno invitato il governo a proteggere la comunità da tale violenza.

In seguito a una serie di interviste ai membri della medesima comunità, HRW ha dichiarato, in un rapporto che, sin dagli attentati di Pasqua del 21 aprile di quest’anno, “i musulmani dello Sri Lanka hanno dovuto affrontare un’ondata di violazioni dei loro diritti di base e subire continui assalti e altri abusi da parte dei nazionalisti buddisti “.

“I funzionari ed i politici dello Sri Lanka dovrebbero smettere di sostenere, ignorare o sfruttare i discorsi di incitamento all’odio e la violenza di massa rivolta ai musulmani dai membri del clero buddista e da altre figure potenti”, ha dichiarato HRW.

Almeno 250 persone sono state uccise e più di 500 sono state ferite in una serie di attentati ad aprile che hanno preso di mira chiese e hotel nella capitale Colombo e nei suoi dintorni, quando i cristiani stavano osservando la messa di Pasqua.

“Il governo dello Sri Lanka ha il dovere di proteggere i suoi cittadini e perseguire i responsabili dei terribili bombardamenti della domenica di Pasqua, ma non dovrebbe punire la comunità musulmana per questo crimine”, ha detto Meenakshi Ganguly, direttore per il Sud Asia di HRW.

“È fondamentale che le autorità agiscano rapidamente per fermare la violenza, le minacce e le discriminazioni contro i musulmani”, ha aggiunto. HRW ha osservato che dopo gli attentati, le autorità hanno arbitrariamente arrestato e detenuto centinaia di persone, a causa di leggi per il contro-terrorismo e l’ emergenza.

Gli avvocati dello Sri Lanka hanno dichiarato che i loro clienti “sono stati spesso arrestati senza alcuna prova attendibile di coinvolgimento terroristico, ovvero per il sol fatto di possedere il Corano o altra letteratura araba, durante le ricerche”. Il gruppo per i diritti umani ha affermato che l’apposita Commissione nominata dal governo cingalese ha scoperto, nel mese di maggio, che lo stesso non era riuscito a proteggere i musulmani durante le rivolte comunali.

“La polizia ha ripetutamente omesso di agire in modo appropriato o di perseguire i perpetratori. Ad esempio, il manager di un’azienda di proprietà musulmana che è stato attaccato ha detto che la polizia non ha effettuato arresti “nonostante il gran numero di filmati della CCTV per identificare i colpevoli”, si legge nella dichiarazione.

Inoltre, si legge che: “I funzionari hanno fatto pochi sforzi per scoraggiare le campagne pubbliche da figure religiose che mettono a rischio la comunità musulmana. Il 15 maggio, Gnanarathana Thero, uno dei monaci buddisti più anziani dello Sri Lanka, ha chiesto la lapidazione a morte dei musulmani ed ha diffuso una notizia infondata, secondo la quale i ristoranti di proprietà musulmana mettevano “la medicina della sterilizzazione” nel loro cibo per sopprimere il tasso di natalità del cingalese buddista di maggioranza”.

Il governo cingalese ha invocato la legge penale per arrestare i critici pacifici del buddismo dello Sri Lanka in violazione dei loro diritti alla libertà di espressione. La situazione ha causato un crescente allarme internazionale per la sicurezza dei musulmani e di altre minoranze. E’ necessario che il governo dello Sri Lanka prenda posizione contro la discriminazione e l’intolleranza, usando la legge per punire i responsabili di abusi e proteggere, piuttosto che colpire, le persone vulnerabili.

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