Fintech islamico, il ruolo della Blockchain

17/01/2020 di Redazione

di Sara Nieddu

L’Islamic Fintech report 2018 della Dinar Standard fotografa la situazione attuale del comparto Fintech islamico in cui le applicazioni della tecnologia Blockchain svolgono un ruolo fondamentale. Il valore economico del comparto Fintech islamico si aggira intorno ai 2.4 trilioni di dollari, secondo stime del 2017, ed è destinato a crescere con un valore che si stima raggiungerà i 3.8 trilioni di dollari nel 2023 con un tasso di crescita annua di circa il 7.7 %. Il rapporto analizza un campione di ben 93 startup di cui ben 14 operano utilizzando la tecnologia Blockchain.
Maggiore sicurezza, decentralizzazione, la possibilità di rimuovere i costi associati al deposito dei contratti e una maggiore trasparenza: sono queste le caratteristiche che fanno di questa tecnologia, che consente di memorizzare in modo inalterabile una varietà di transazioni e atti, un utile strumento di stoccaggio di dati finanziari. L’utilizzo di Blockchain favorisce lo sviluppo del settore degli smart contracts che presentano quelle caratteristiche di inalterabilità, affidabilità attrattive per i consumatori. Anche un rapporto del Giugno 2019 del Fondo Monetario Internazionale (IMF) sottolinea, attraverso alcuni esempi concreti, la varietà delle applicazioni della tecnologia Blockchain in ambito finanziario islamico. A questo proposito citiamo la commercializzazione di sukuk, risalente al 2018, per un valore di 500 milioni di dollari ad opera di una banca privata degli Emirati Arabi ma anche la possibilità per i piccoli investitori di acquistare certificati i cui proventi sostengono iniziative di microfinanza in Indonesia.
Il TIEF (Turin Islamic Economic Forum) giunto quest’anno alla sua quarta edizione, svoltasi fra il 28 e il 30 Ottobre del 2019, ha rappresentato una vetrina molto importante per la divulgazione e la promozione di questo nuovo strumento nel nostro Paese. Grazie ad iniziative come queste si riesce a sottolineare come l’assenza di un intermediario fisico, di un istituto islamico di tipo retail che operi nel nostro Paese, non rappresenti un limite per chi mira ad una tipologia di investimenti connotati religiosamente ma anzi al contrario possa essere un motore di un loro sviluppo.

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