Due giovani musulmane verso il Premio Nobel per la pace

Sono attiviste per i diritti umani, l’una in Libia e l’altra in Somalia, giovanissime belle, Hajer Sharief e Ilwad Elman, sono state inserite nella lista dei papabili vincitori del Nobel per la Pace.

La libica Hajar Sharief a soli 19 anni fondò “Together We Build it”, ora diventata fondazione, una  organizzazione che lavora per la transizione democratica della Libia, privilegiando donne e i giovani. La ragazza è stata selezionata dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban-ki moon, come membro del Gruppo consultivo di esperti per lo studio sui progressi della gioventù, della pace e della sicurezzae è molto attiva per la libertà di espressione politica e uguaglianza di genere, nel suo Paese. Ha ricevuto il premio Student Peace Prize per il 2017.

Ilwad Elman è tornata a Mogadiscio per dirigere il Centro per la pace e i diritti umani fondato dal padre. Lavora con la madre, Fartuun Adan, per sensibilizzare la popolazione e toglierla dalla radicalizzazione dei gruppi terroristici presenti in Somalia. Il centro è un valido luogo di cura e prevenzione per la lotta alla discriminazione femminile, al disarmo e la prevenzione e riabilitazione della piaga dei bambini soldato dell’Africa centrale. Ilwad è stata presente in innumerevoli manifestazioni e fa parte di molte importanti fondazioni e organizzazioni per i diritti civili, tra cui “Extremely Together”, tramite la quale giovani leader sotto la guida di Kofi Annan stanno prevenendo l’estremismo violento, ispirando, coinvolgendo e dando responsabilità a tutti giovani del mondo. Di questo gruppo fa parte anche Hajer Sharief.

Importanza fondamentale per noi musulmani è sapere che qualcuno guarda alle nostre comunità con occhio diverso da quello comune dell’Occidente e dimostra che le donne sono al centro della vita sociale. E che con la loro forza sono il perno della rivoluzione e del cambiamento, molto più che nei Paesi dove si continua ad additare i musulmani come l’ultima scelta per una vita migliore.

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