In Cisgiordania è vietato accedere ai conti correnti dei famigliari detenuti

Funzionari palestinesi hanno dichiarato che lo stato occupante sta costringendo le banche in Cisgiordania a chiudere i conti correnti dei cittadini detenuti illegalmente nelle carceri sioniste, in modo da impedire a chiunque di fornire aiuto alle famiglie.

I fatti sono venuti alla luce quando molti dimostranti hanno assaltato le filiali delle banche del paese distruggendone gli uffici: gli israeliani stanno costringendo a questa operazione tutte le banche, perché vorrebbero impedire che l’Autorità Palestinese e chiunque voglia, possa sostenere il terrorismo palestinese.

Un’altra di quelle scuse che i sionisti inventano per portare a termine il loro piano di annessione e di eliminazione dei palestinesi dalla propria terra, avvenuto proprio in un periodo in cui tutto è fermo.

Un dirigente di banca, il quale vuole rimanere nell’anonimato, ha dichiarato che il COGAT, l’ente sionista militare che controlla i territori occupati, sta costringendo gli istituti a far chiudere i conti correnti dei liberi cittadini palestinesi, pena le ritorsioni militari e sanzioni economiche agli istituti che non seguono questa direttiva.

La legge è entrata in vigore da pochi giorni ed è una violazione della sovranità palestinese, in quanto le banche si trovano in Cisgiordania, ossia in terra palestinese, e i diretti interessati del governo stellato a sei punte, interpellati non hanno rilasciato nessuna dichiarazione.
Non solo i sionisti si appropriano della metà dei finanziamenti che sono destinati ai palestinesi dai vari aiuti internazionali, non solo prendono con coatta volontà più della metà dei soldi che i palestinesi mandano alle proprie famiglie, non solo prendono con arroganza una parte delle tasse che i palestinesi pagano al loro stato. Adesso impediscono il diritto riconosciuto in campo internazionale di avere un conto corrente per ciascun uomo libero nella propria terra.

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