Circoncisione femminile: grandi bugie e piccole verità (IV e ultima parte)

28/11/2019 di Redazione

di Muhammad Muddaththir Silvio Giuseppe Maria Gualini

Tra gli ayatollah sciiti, Ali Al Sistani ha recentemente preso una posizione forte contro le mutilazioni genitali femminili, dicendo:«Se lo scopo della circoncisione genitale femminile sia il taglio del clitoride, questa operazione non è giusta e non è una tradizione religiosa. Se la ragazza è ferita, è vietato». Affermazione che non lascia dubbi e andava fatta perché rivolta principalmente ai membri di alcune sette sciite che praticano la circoncisione femminile. Si tratta degli bohra e di due altre comunità di origine africana, i dwoodi e gli sheedi, questi ultimi di origine bantu. Membri di queste sette vivono anche in piccole comunità nel Pakistan sud occidentale (Sindh e Balochistan), dove medici pakistani trovano la sorpresa di alcune donne circoncise. Sorpresa perché non esiste evidenza che donne musulmane sunnite o sciite vengano circoncise in Pakistan, eccetto appunto in queste comunità ristrette . La precisazione dell’ayatollah Al Sistani è doverosa perché purtroppo in queste piccole comunità la mutilazione dei genitali femminili ha assunto un significato religioso. Ricordo soprattutto per chi è ritornato all’Islam dal Cristianesimo e ad eventuali lettori Cattolici che le fatawa non sono degli “ex-cathedra” di un papa (ai nati musulmani giova sapere che per i cattolici il papa è infallibile quando parla “ex-cathedra”). Una fatwa è un giudizio legale basato sulla origine dell’autorità islamica che la emette e pertanto non è vincolante per la comunità dei credenti. Esistono fatawa emesse da autorità religiose sunnite e sciite: le prime possono poi essere diverse a seconda delle quattro scuole giuridiche e del pensiero religioso che va dal salafismo al sufismo. Nel caso specifico delle mutilazioni genitali femminili occorre dire che tutte condannano queste pratiche.
Esistono fatawa che si basano sul principio di non procurare dolore fisico alle persone, altre che pongono in dubbio la validità ed erronea interpretazione delle due tradizioni sopra riportate. Altre che sottolineano come il santo Profeta disprezzasse questa pratica ed alcune fanno notare che a quel tempo non fosse possibile dare un taglio netto con il passato pre-islamico, periodo definito da molti sapienti come “periodo dell’ignoranza”. Ancora, altre fatawa sottolineano l’importanza della salvaguardia dei rapporti coniugali basati sulla reciproca soddisfazione sessuale.
Addirittura sapienti islamici come lo Sheikh Atabek Shukrov Nasafi paiono supportare la pratica di leggere amputazioni alle piccole labbra per esporre meglio il clitoride ed associano a questa necessità la tradizione che cita la nobiltà del gesto, un gesto d’amore verso il marito, e la radiosità del volto della moglie, evidentemente soddisfatta dall’amplesso coniugale.

Confesso che quando ho letto per la prima volta la stessa tradizione ho avuto la netta sensazione che quella dello Sheikh Atabek Shukrov Nasafi fosse l’esatta chiave di interpretazione dell’hadith in questione. Questo aspetto della soddisfazione sessuale mi porta e proietta ai giorni nostri e non nel mondo islamico. A questo scopo cito la prestigiosa Treccani on-line alla voce circoncisione:«Più recentemente, nei paesi occidentali, dove è diffusa come pratica medica, la circoncisione si libera, almeno apparentemente, dei possibili significati cultuali e si impone culturalmente come forma di igiene e pulizia». Un bel colpo per i paladini e le paladine affetti da islamofobia!
Ma la straordinarietà di questi ultimi tempi riserva sorprese. Sono debitore ad una sorella che preferisce l’anonimato ma si occupa di moda femminile per aver scoperto che oltre 3300 donne italiane lo scorso anno hanno fatto ricorso alla chirurgia plastica per interventi sull’organo genitale femminile, interventi al clitoride ed alle piccole e grandi labbra. Alcuni di questi interventi chirurgici sono del tutto simili alla tanto deprecata circoncisione femminile erroneamente attribuita ad una metodica islamica. Se da un lato gli interventi di chirurgia plastica possono esser giustificati da una necessità di rapporti sessuali che rinvigoriscono la coppia matrimoniale, sono però meno giustificati quelli puramente estetici a cui si sottopongono anche donne oltre i settant’anni. Decisamente ingiustificati sono i “piercing”, che sempre più vengono prodotti sui genitali femminili, incluso il clitoride. Si tratta di mode.
Cercando di trarre delle conclusioni, ritengo di aver dimostrato che non esiste in alcun modo un obbligo rituale islamico che dia il benché minimo adito ad alcun tipo di circoncisione femminile, anche se questa pratica è ancora sfortunatamente presente in alcune aree geografiche, specie in Africa dove purtroppo l’Islam è maggioritario. In questo caso si tratta di retaggi storici e sociali che resistono anche alle leggi promulgate dai vari Stati che vietano queste pratiche e disonorano l’Islam, quello vero. Prego e spero che questo mio sforzo possa contribuire a rimuovere veli di ignoranza che portano persone a fare dichiarazioni sulla base di “sentito dire” e di “leggende metropolitane” che svaniscono come polvere al vento una volta messe a confronto con la realtà storica e scientifica di fatti incontestabili che resistono da oltre 1441 anni agli attacchi dei nemici dell’Islam.

(fine)

COMMENTI