Circoncisione femminile: grandi bugie e piccole verità (III parte)

27/11/2019 di Redazione

di Muhammad Muddaththir Silvio Giuseppe Maria Gualini

Sottolineo un punto che pare sfuggire a molti: il santo Profeta non ha mai imposto alcunché di suo personale arbitrio ma ogni atto di Sunna è stato dato da Hazrat Jibrail o al limite convalidato da Allah attraverso la rivelazione. Ed è anche per questo motivo che gli studiosi islamici distinguono fra gli ahadeeth nobili (sharif) e gli hadeeth Qudsi, sacri perché molto prossimi alla rivelazione ma non strettamente rivelazione. La grandezza e superiorità di Muhammad consiste nella sua totale sottomissione ad Allah. Anche se queste tradizioni confermano l’esistenza della pratica della circoncisione femminile, non ne stabiliscono in alcun modo l’obbligatorietà nell’Islam. Infatti vi è concordanza fra le scuole giuridiche ed i commentatori più autorevoli di ahadeeth che le tradizioni riportate, in quanto tali, non pongono alcun obbligo alla circoncisione femminile. Questo non esclude che la circoncisione fosse praticata dagli arabi pre-islamici, come dimostra l’esistenza di donne che ne fecero un mestiere. Occorre pensare ad un periodo di transizione misto in cui non tutti erano ritornati all’Islam per cui i non musulmani dell’epoca continuarono a ricorrere alla circoncisione femminile come una naturale prosecuzione della pratica in uso nel periodo pre-islamico. In quel periodo può essere che molti di quelli che poi divennero i più stretti compagni del santo Profeta avessero seguito le convenzioni sociali dell’epoca per cui avessero le loro donne circoncise in periodo pre-Islamico e rimaste tali pur essendo ritornate musulmane. Non bisogna poi dimenticare che i Quraish (la tribù dominante in Makkah Mukarramah) erano il punto di riferimento delle tribù arabe in epoca per-islamica proprio per la loro discendenza da Ismaele ed a sua volta Ismaele era figlio di Agar, una schiava egiziana, ed è un dato di fatto storico che gli antichi egizi praticassero la circoncisione femminile. Sotto questo aspetto non è da escludere che il santo Profeta si sia rivolto alla donna che praticava la circoncisione chiedendole di non esagerare con il taglio riferendosi a donne non musulmane, dimostrando quindi pietà verso di loro. Dalle tradizioni riportate è, senza ombra di dubbio, esclusa l’infibulazione, considerata dai musulmani una pratica crudele e senza senso, anche se praticata purtroppo ancora oggi in aree ad alta densità di musulmani più per questioni ancestrali e sociali che i governi locali stessi fanno fatica ad eradicare. Anche se molto dubbia, la tradizione riportata della donna che compie la circoncisione femminile ci dimostra che il santo Profeta conosceva bene l’anatomia femminile ed aveva ben presente l’importanza del clitoride nell’organo riproduttivo femminile anche come motivo di piacere per la donna ma anche reciproco all’uomo. Questo dimostra anche quanto il Profeta tenesse in conto la parità dei sessi anche nell’intimità dell’amplesso della coppia sposata. Anzi la pratica dell’intervento che suggerisce – non tagliare troppo ed esporre il clitoride – è tale da permettere un piacere reciproco fra i due amanti, ben lontano dalla pratica selvaggia pratica della rimozione del clitoride.

Ma che cosa rende debole questa particolare tradizione? Altre tradizioni verificate come più autentiche e quindi molto più sicure. Ad esempio, le tradizioni sui tatuaggi e sui cambiamenti del corpo femminile sono in evidente contrasto rispetto alla tradizione che tutti citano riguardo alla raccomandazione fatta alla donna che praticava la circoncisione. Se il Profeta ha maledetto chi fa e chi subisce un blando intervento modificatore del corpo femminile, come può aver tollerato un intervento cruento come la mutilazione genitale femminile? Vi è una spiegazione nel fatto che tale intervento possa essere compiuto in favore di un miglioramento della sfera sessuale della coppia, come sembrerebbe suggerire il riferimento alla soddisfazione del marito, alla radiosità del volto della moglie. È risaputo che blandi interventi sulle parti erotogene del corpo umano maschile e femminile ne provocano una maggiore sensibilità favorendo la sessualità. Che la tradizione citata da tutti possa avere questa interpretazione può essere avvalorato dal fatto che sia raccomandato un taglio leggero. Nella seconda parte del secolo scorso sono comparse diverse fatawa contro la pratica della circoncisione femminile che hanno trovato d’accordo non solo sapienti islamici delle varie scuole giuridiche ma anche di diversi pensieri sia del mondo sunnita che del mondo sciita. Esiste una fatwa dell’Università di Al Azhar, massima istituzione di giurisprudenza religiosa e di sapere islamico e sunnita che condanna la pratica della circoncisione femminile in tutte le sue forme e specialmente l’infibulazione che purtroppo viene ancora praticata in alcune parti dell’Africa. Nel novembre 2006 si è tenuto un incontro mondiale sulle mutilazioni genitali femminili in Al-Azhar. Il professor Ali Goma, rettore della prestigiosa Università, ha sottolineato che è la quarta carica dell’Egitto in ordine di importanza e rilevanza – ha emesso la seguente fatwa:«La circoncisione dei genitali femminili come è tutt’ora praticata danneggia le donne psicologicamente e fisicamente. Pertanto, la pratica deve essere eliminata basandosi su uno dei più alti valori dell’Islam, vale a
dire non fare del male a un altro che è in conformità con il comandamento del Santo Profeta Muhammad che ha detto: “Non accettare alcun danno e non fare del male a un altro”. Inoltre, questo genere di pratiche deve essere visto come un’aggressione contro l’umanità passibile di punizione».
Vari altri importanti studiosi e sapienti Musulmani si sono uniti alla visione ed alla fatwa del professor Ali Goma nella stessa circostanza e successivamente.

(continua)

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