Circoncisione femminile: grandi bugie e piccole verità (II parte)

26/11/2019 di Redazione

di Muhammad Muddaththir Silvio Giuseppe Maria Gualini

Per completezza riporto l’esistenza, almeno nella letteratura disponibile su Internet, di una infibulazione chiamata in arabo “infibulazione al-kabr” (“della tomba”!). Questa pratica è volontaria ed è riservata a donne che decidono volontariamente di chiudere la loro vita sessuale dopo la menopausa e quindi prima di affrontare il Pellegrinaggio maggiore (Hajj) si sottopongono volontariamente a questa pratica per potersi dedicare ad una vita di riflessione e preghiera. Se questa pratica è vera, personalmente non vi trovo alcunché di religioso, ma un pretesto per dare spazio ad un certo inutile masochismo.

Innanzi tutto l’Islam bandisce il monachesimo pur favorendo la castità fra coniugi, castità che non significa astensione sessuale ma contenimento da sfrenatezze che si sa dove cominciano ma non si sa dove possono finire. Anche in questo caso sorgono forti dubbi sulla validità della purezza rituale (taharat) di queste donne infibulate, specialmente mi pongo dei dubbi su come sia possibile accedere al lavaggio delle parti intime in caso di morte per l’ultimo bagno rituale. Nessun sito web è in grado di dare cifre, anche solo presunte, di quante anziane donne musulmane si prendano la briga di affrontare un intervento simile quando, oltre una certa età, si tende ad evitare gli interventi chirurgici. Francamente ritengo molto dubbia una notizia di questo tipo, specialmente tenendo conto della estraneità dell’Islam alle mutilazioni genitali femminili radicali, come l’infibulazione e la clitoridectomia totale. La questione delle mutilazioni genitali femminili è stata oggetto di sforzi internazionali per eradicarle o quanto meno tentare di ridurle drasticamente, specialmente l’infibulazione che è la pratica più draconiana e, da un punto di vista igienico, sanitario e religioso, totalmente inutile non solo per la dubbia possibilità di raggiungere la necessaria purezza, ma anche perché la pratica quotidiana dell’Islam è volta prima di tutto a dare equilibrio e serenità all’essere umano, uomo o donna che sia, e queste pratiche non contribuiscono certo ad un equilibrio psichico nelle donne che le subiscono, specie in giovane età.

Per quanto riguarda la diffusione le mutilazioni genitali femminili, vediamo se la circoncisione femminile ha un qualche fondamento di obbligo nell’Islam o è incoraggiata dalle istituzioni islamiche. La risposta sembra facile ma le quattro scuole giuridiche sembrano divergere su questo punto e queste posizioni differenti meritano un esame più approfondito.
Solo dal 1952 la Commissione sui diritti umani delle Nazioni unite prese in considerazione lo studio del problema avviando studi e dibattiti. Nel 1984 le Nazioni unite crearono a Dakar un “Comitato interafricano sulle pratiche tradizionali pregiudizievoli per la salute delle donne e dei bambini” con l’intento di coordinare e supportare le attività di ong e onlus che combattono le mutilazioni genitali femminili in Africa formando attivisti coinvolgendo levatrici e membri di spicco ed autorevoli delle varie comunità locali. Ma è solo dagli anni ’90 che le mutilazioni genitali femminili sono state riconosciute dalla comunità internazionale come una grave violazione dei diritti umani per donne e bambine. Dunque tali mutilazioni sono bandite, perseguitate, ma in realtà rimangono come abitudini sociali difficili da spazzare via, tanto più che non esistono e non sono mai esistite chiare indicazioni in merito nell’Islam, per cui nemmeno i detrattori dell’Islam si sognano di attaccare l’Islam su questo terreno, perché non hanno appigli. Ogni musulmano sa che la Sunna riguarda i modi di agire del santo Profeta e per questo motivo ogni suo atto ed ogni sua mossa venne rigorosamente riportata e poi venne rigorosamente classificata in quattro scuole giuridiche. Possibile che in nessuna di queste scuole vi sia il benché minimo accenno al fatto che il santo Profeta abbia chiesto ad alcuna delle sue donne nella sua stessa famiglia di aderire a questa pratica? Nessun fatto storico o il benché minimo dubbio è stato riportato in merito: nessuna donna della famiglia del Profeta fu costretta a subire la benché minima amputazione genitale. Faccio anche notare il Piano divino che proibisce ai maschi musulmani di sposare donne non del Libro, cioè per un maschio musulmano sono consentite solo donne musulmane, cristiane od ebree. Siccome notoriamente queste donne non sono mutilate nei genitali, risulta evidente che il Piano divino è quello di far gradualmente sparire questa pratica creando generazioni che non pratichino più la circoncisione, in quanto non contemplata in alcuna delle tre religioni semitiche. Pratica che, forse in epoche antiche e particolari luoghi geografici pre-islamici, poteva aver avuto delle ragioni che oggi non hanno più motivo di esistere dal punto di vista religioso. Tutti gli studiosi e commentatori della materia, riferendosi all’Islam, citano due tradizioni (ahadeeth) ed i più maligni ed anti-islamici sorvolano sul fatto della dubbia validità di tali tradizioni oppure, la maggioranza, ne denunciano la debolezza, ma tuttavia poi nel contesto della disamina le prendono in considerazione.
Qui di seguito riporto le due tradizioni e mi prendo la responsabilità di commentarle.
Vi sono due tradizioni profetiche (ahadeeth) che molti studiosi (specie quelli ostili all’Islam) considerano in un certo senso la giustificazione islamica della circoncisione femminile. Lasciando da parte i dubbi sull’autenticità di queste tradizioni, dubbi che portano molti dotti dell’Islam del passato a classificare queste tradizioni come deboli, le citoper un breve commento pur non essendo uno specialista di ahadeeth.
Nel primo caso si tratta di un hadeeth considerato dalla maggioranza dei commentatori debole ma attribuito alla moglie preferita di Hazrat Aysha Siddiqua. Mi sono preso l’arbitrio di chiamare questa tradizione “l’hadith dei due circoncisi”. Mentre la seconda tradizione riguarda una donna che a Madina Munawwarah praticava la circoncisione femminile da epoca pre-islamica. La tradizione potrebbe confermare l’esistenza della circoncisione femminile ma innanzi tutto non dice che è Sunna e tanto meno lo può stabilire in quanto non riportato dal santo Profeta.
Questa tradizione è stata trasmessa originariamente da Hazrat Aisha Siddiqua, è presente nelle raccolte di tradizioni di Tirmidhi, Rahmatullah Ahle, nel suo tahara (purificazione) numero 108 e 109. L’hadeeth è pervenuto anche attraverso Ahmad e Nisa’i ed in un’altra versione. Questa tradizione è classificata sana, ma c’è un aspetto di questo hadeeth che viene fatto rilevare da Muhammad Salim Al-Awwa, segretario generale della Federazione internazionale degli studiosi islamici ed è un aspetto squisitamente tecnico. Sovente nella lingua araba vi è l’abitudine di definire due oggetti o due persone utilizzando il termine più famigliare fra i due, per esempio citando il sole e la luna in vece di separare la definizione dei due astri si può dire, nell’equivalente arabo “i due soli” o le “due lune”, mentre in realtà uno è il sole e l’altro la luna. Questa osservazione ha un fondamento logico in quanto è supportata dal fatto che non esiste obbligo di circoncisione femminile, tanto più che chi riporta l’hadeeth è una donna veritiera (Siddiqua), nota appunto per la sua accuratezza. La conferma che la circoncisione femminile è puramente una questione personale e non vi è nell’Islam sunnita alcuna imposizione sulla donna, al contrario della circoncisione maschile, viene data da un’altra tradizione riportata dall’imam Ahmad ibn Hanbal nel suo “Musnad”. Quest’ultima tradizione toglie ogni dubbio sulla non obbligatorietà della circoncisione femminile.

(continua)

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