Arabia Saudita, la campagna #Free_Belzebub

È successo in Arabia Saudita: un uomo è apparso su un video di TikTok, il social cinese, con musica house a tutto volume, truccato con fondo tinta bianco, matita agli occhi e becco lungo appuntito, insomma una specie di maschera di Halloween di un demone, dicendo parole e saluti senza senso e definendosi un belzebù.

Solo che era in Arabia Saudita la blasfemia e l’insulto alla morale sono punite con multe salatissime equivalenti a circa ottocentomila dollari e cinque  anni di prigione. L’uomo è stato così sanzionato con l’aggravante di essere alla guida e di usare una videocamera. Punizione che per molti può sembrare severa, ma per il regno saudita non è per nulla una novità, nonostante la Vision 2030 voglia cambiare e aprire la società ai cambiamenti.

I controlli della polizia religiosa sono ancora molto severi e stridono con quello che all’estero il principe ereditario Mohammed Bin Salman vuol far vedere; è vero che ora si possono esibire dj e cantanti, iniziano ad apparire i primi cinema, i teatri iniziano a produrre cultura alternativa, ma sempre sotto lo stretto occhio della censura, perché appena qualcuno ha da ridire su ciò che il principe dice e fa, i diritti umani sono sospesi e iniziano le torture, gli arresti e in alcuni casi le pene di morte: ne sanno qualcosa gli oppositori del regime, i suoi critici e molti religiosi che hanno cercato di riformare lo stato delle cose.

La vicenda del “demone” ha comunque colpito la sensibilità di molti in tutto il mondo arabo, tanto da portare a realizzare una campagna con l’hashtag #Free_Beelzebub in lingua araba per chiedere il rilascio dell’uomo.

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