Annullato il campionato palestinese senza una ragione valida

Le autorità di Tel Aviv hanno annullato il visto di viaggio al club Khadamat Rafah di Gaza, che serviva per andare a disputare una partita di campionato del calcio palestinese “Coppa della Palestina Fifa”, contro la squadra Fc Balata, di Nablus.

Il motivo non è dato sapere, sta di fatto che con quest’atto tutto il campionato palestinese non potrà svolgersi. Non è la prima volta che accade. Nel luglio scorso è stato vietato di nuovo a una squadra di Gaza di oltrepassare la striscia e di andare a giocare in Palestina.

La scusa è sempre stata la stessa, ormai scontata e per tutti i divieti imposti: problemi di sicurezza. Come se trenta giocatori potessero creare un grosso problema per la sicurezza dell’esercito di Tel Aviv.

Ahmad Abu Thuhair, calciatore della squadra di Gaza colpita dal diniego, rilascia poche parole in un intervista all’agenzia della Reuters:«È una sensazione terribile dopo essersi allenati così duramente».

Ad AlJazeera, Jibril Rajoub, uno dei capi dell’associazione Fifa Palestine, risponde: «Vogliono paralizzare i giocatori palestinesi e tutto il nostro sistema sportivo».

La Fifa non si è ancora espressa, ma dovrebbe farlo, visto che nessun membro può bloccare le attività di un altro membro. Esiste il trattato della convenzione internazionale “Contro l’apartheid nello sport”: come ha fatto in Sud Africa, la Fifa dovrebbe agire in Palestina. Inoltre non deve piegarsi agli interessi politici degli Stati aderenti, specialmente se la politica di questi è smorzare il sentimento di unione di un popolo che si esprime anche con un torneo di calcio.

O esiste la libertà sportiva per tutti o per nessuno. È discutibile l’adesione all’organizzazione sportiva internazionale di coloro che trasgrediscono questi princìpi.

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