Il “Progetto Aisha” per le donne musulmane

Amina Natasha El Zeer e Wafaa sono rispettivamente vicepresidente e socia del Progetto Aisha di Milano. Grazie alle loro informazioni cerchiamo di far conoscere ai nostri lettori cosa sia questo progetto che ha riscosso successo e ottenuto l’approvazione di tutte le comunità musulmane presenti sul territorio della Lombardia. 

Perché nasce Progetto Aisha?
Progetto Aisha nasce in grembo alla comunità musulmana, con l’obiettivo di rispondere ai bisogni di tutte quelle donne che si trovano al di fuori di un sistema di tutele proposto dai servizi territoriali milanesi. Le ragioni sono molteplici, tra cui le più rilevanti sono: barriere linguistiche e culturali, retaggi tradizionali, paura e timore della diffamazione, disapprovazione sociale e stigmatizzazione”. 

Quali gli obiettivi e la mission?
Progetto Aisha vuol offrire ogni strumento possibile per aiutare le donne a superare condizioni di violenza e discriminazione, con un focus particolare sulle donne musulmane. Noi ci battiamo per il riconoscimento del valore intrinseco della figura femminile, favorendo la sua libertà di scelta, la sua indipendenza sociale ed economica”.

Chi sono gli uomini e le donne che lavorano con Progetto Aisha?
Sono uomini e donne che hanno fatto formazione con professionisti (psicologici, avvocati e rete antiviolenza, ndr) per poter svolgere al meglio il loro lavoro”.

Che tipo di prevenzione e formazione prevede il Progetto?
Prevede corsi di formazione rivolti ai referenti volontari del Progetto e alla comunità islamica per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere. Sensibilizzazione nei confronti delle mutilazioni genitali femminili”.

Come può contattarvi una donna che ne ha bisogno?
Il primo contatto di solito è telefonico o vis à vis nei luoghi di ritrovo della comunità (nel caso di donne musulmane), oppure tramite i social network”.

Come seguite chi si affida a voi?
Oltre ai nostri dipartimenti con persone preparate, le donne seguite dalla nostra psicoterapeuta si recano presso l’Ospedale ‘San Carlo’. Molte donne quando ci chiedono aiuto sono già seguite dai CPS di zona, i Centri Psico-Sociali. Inoltre, in casi gravi, collaboriamo con il Nucleo Tutela Donne e Minori (NTDM) della Polizia Locale, che è una squadra di Polizia Giudiziaria”.

Ci parlate dei vostri progetti con l’aiuto delle Autorità Europee?
Collaboriamo con Action Aid per ‘Progetto AFTER – Against FGM/C Trough Empowerment and Rejection’, per prevenire le Mutilazioni Genitali Femminili (MGF) nell’Unione Europea attraverso il protagonismo delle donne migranti. Abbiamo anche la collaborazione con Albero della Vita per ‘Progetto CHAT Changing Attitude. Fostering dialogue to prevent FGM’, un progetto co-finanziato dal programma Diritti, Uguaglianza e Cittadinanza dell’Unione Europea”.

Gli uomini che collaborano con voi cosa pensano quando si trovano ad affrontare dei casi? E quante donne hanno beneficiato del vostro aiuto?
Spesso si vergognano dei fatti accaduti ed è proprio per questo che offrono il loro aiuto al Progetto. Le donne, dal 2016 ad oggi, sono state circa 75”.

Come ha risposto la comunità musulmana al Progetto Aisha?
Ha risposto bene. Spesso le donne scoprono dell’esistenza del progetto grazie al passaparola tra i fratelli e le sorelle. Ad oggi abbiamo inoltre piena collaborazione da parte dell’Associazione italiana degli imam e guide religiose. Spesso sono gli stessi imam o i dirigenti di associazioni islamiche a indirizzare le donne a noi”.

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