Home Attualità Profilazione etnica, Consiglio d’Europa: “Ampiamente diffusa nelle attività di polizia, nuovo rischio con algoritmi. Servono leggi ed educazione”
Profilazione etnica, Consiglio d’Europa: “Ampiamente diffusa nelle attività di polizia, nuovo rischio con algoritmi. Servono leggi ed educazione”

Profilazione etnica, Consiglio d’Europa: “Ampiamente diffusa nelle attività di polizia, nuovo rischio con algoritmi. Servono leggi ed educazione”

0

La profilazione etnica o razziale nelle attività di polizia è ancora “un fenomeno ampiamente diffuso nei Paesi del Consiglio d’Europa, nonostante la crescente consapevolezza sulla necessità di contrastarlo, supportata da una giurisprudenza in evoluzione”. Lo scrive Dunja Mijatović, Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, puntando il dito contro le pratiche di controllo, sorveglianza e investigazione basate su fattori come la razza, il colore, la lingua, la religione, la nazionalità o l’origine nazionale o etnica.

In un Human Rights Comment pubblicato pochi giorni fa, la Mijatović ricorda che la profilazione etnica è favorita dall’eccessivo potere discrezionale lasciato alle forze dell’ordine ma, soprattutto, da taciti pregiudizi, che per esempio portano a fermare più spesso per i controlli minoranze e stranieri, in particolare alle frontiere e in hub come aeroporti o stazioni. Inoltre, nei sistemi penali, ora le minoranze rischiano pene più severe a causa di pregiudizi perpetuati da algoritmi di intelligenza artificiale.

Nell’articolo si citano diverse ricerche condotte in Paesi europei. Una di queste, per esempio, dimostra che in Francia i giovani maschi di origine araba o africana hanno un probabilità di essere fermati e perquisiti venti volte maggiore rispetto a quelli di altri gruppi etnici. Un’altra, che in Inghilterra e Galles questo succede ai neri nove volte e mezzo in più rispetto ai bianchi. La profilazione etnica sembra, inoltre, colpire i rom in tutta Europa, mentre controlli di identità arbitrari verso persone nel Nord Caucaso risultano all’ordine del giorno nella Federazione Russa.

Si moltiplicano, intanto, le sentenze nazionali e internazionali che censurano queste pratiche, citano espressamente la profilazione etnica nei controlli di polizia e arrivano a parlare di “razzismo istituzionale”, come ha fatto la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo in un giudizio che vedeva da un lato una famiglia rom, dall’altro la Romania. In più di un caso, i giudici hanno stabilito che, una volta dimostrata la differenza di trattamento, sta ai governi l’onere di provare che è giustificata.

Mijatović parla anche dell’applicazione di algoritmi di machine learning ai sistemi penali, che ha già visto alcune sperimentazioni nel Regno Unito, Olanda, Germania e Svizzera, in particolare nel campo della polizia “preventiva”. Il rischio è che l’intelligenza artificiale agisca secondo i pregiudizi presenti nei dati sui quali ha appreso il proprio mestiere. È già successo, per esempio, con il sistema COMPAS, che negli Usa stimava il rischio di recidiva dei pregiudicati in modo da orientare le decisioni sulla libertà condizionata: a parità di precedenti, per i neri c’era una più alta probabilità di falso positivo (“alto rischio”), per i bianchi una più alta probabilità di falso negativo (previsione di “basso rischio”).

Mijatović, evidenzia l’importanza di “statistiche sulle attività di polizia disaggregate per nazionalità lingua, religione e background nazionale o etnico” e di cause pilota per far emergere queste pratiche e trovare soluzioni. “Gli Stati – aggiunge – dovrebbero dotarsi di leggi che definiscano chiaramente e proibiscano la profilazione discriminatoria e che circoscrivano i poteri discrezionali degli agenti delle forze dell’ordine”. Queste vanno formate e bisogna anche definire standard di “ragionevole sospetto” da applicare per controlli e perquisizioni, le cui motivazioni andrebbero sempre spiegate a chi le subisce.

La polizia, nei rapporti con i media, dovrebbe anche essere attenta a non diffondere pregiudizi legando condotte criminali a etnie, nazionalità o condizione di migrante. “I media, da parte loro, dovrebbero evitare di stereotipizzare le persone che appartengono alle minoranze, come migranti , rifugiati e richiedenti asilo, perché questo può alimentare il razzismo e contribuire alla normalizzazione di pratiche discriminatorie”. Al contrario, andrebbe raccontato correttamente “il contributo positivo delle minoranze alle comunità nelle quali vivono”.
Quanto agli algoritmi, la guardia deve essere alta sui dati che li alimentano, che non devono contenere pregiudizi, e le persone dovrebbero essere informate sull’utilizzo dei propri dati. In generale, non ci si dovrebbe affidare solo alle statistiche per prevedere la commissione di crimini. La Commissaria per i diritti umani sottolinea anche l’importanza dell’accesso a rimedi giudiziari ed extragiudiziari contro i casi di profilazione etnica, anche da parte di intelligenze artificiali. “I governi – conclude – dovrebbero investire in consapevolezza pubblica e in programmi educativi perché ognuno sviluppi le competenze necessarie per rapportarsi positivamente con quelle tecnologie e capire meglio le loro implicazioni sulla propria vita”.

Lascia un commento

ULTIMI ARTICOLI



Tg2: in Svezia 60 quartieri dove vige la Shari’a, Ambasciata di Svezia “affermazioni errate”

Comunicazione dell’Ambasciata di Svezia su un servizio del TG2 A seguito del servizio del TG2 andato in onda il 19 maggio 2019, l’Ambasciata di Svezia comunica di aver informato la direzione del TG2 – tramite una nota scritta inviata il 22 maggio – che nel servizio girato in Svezia ci sono diverse affermazioni errate. Per […]

Lafram (Ucoii): “Ognuno di noi, come fedele, è tenuto ad essere un elemento attivo e propositivo di questa società”

Ormai domani si vota, molti invitano a votare per essere parte integrante di questo paese, in ordine di tempo giunge il messaggio di Yassine Lafram, Presindete dell’Ucoii. Riportiamo integralmente il suo messaggio: “Insha’Allah – se Dio vuole – andrò a votare questa domenica, e tu? Questa domenica si vota per le elezioni europee. Dalle ore 7 […]

Assay, progetto realizzato insieme ai lavoratori migranti vittime di sfruttamento

Per 10 mesi, nove ragazzi migranti provenienti da Ghana, Togo, Burkina Faso e Senegal sono stati inseriti in cinque aziende agricole biologiche di Cerignola, in Puglia, nell’ambito del progetto “In campo! Senza caporale“, avviato nel 2008 dalla Onlus Terra! con l’obiettivo di  costruire una filiera di produzione giusta, pulita e trasparente. Yusuf, Guebre, Mounir, Abdoulaye, Ibrahim, Paap, Hussein, Matthew […]

Residenza, l’ordinanza del Tribunale di Genova ne hanno diritto anche i richiedenti asilo

Il Tribunale ordinario di Genova, con un’ordinanza cautelare del 22 maggio scorso, ha accolto il ricorso presentato da un richiedente asilo, alla quale era stata respinta la domanda di iscrizione anagrafica presso il Comune di Genova, in forza del Decreto Legge 113/18 (decreto Salvini) convertito in legge 132/18. Il giudice ha riconosciuto la fondatezza della […]

Associazione Nazionale Musulmani Italiani: “Scegliere il giusto voto”

Anche l’Associazione Nazionale Musulmani Italiani dice la sua per il periodo elettorale, di seguito il comunicato: “Siamo sotto elezioni e, da italiani, abbiamo il dovere di votare per scegliere chi ci governerà sia in Italia e sia in Europa. Siamo sotto elezioni e, da musulmani, abbiamo il compito di votare per cercare di sostenere un […]

Hossein Arbabi, in campo per Novoli

Si chiama Hossein Arbabi, cittadino italiano di origini iraniane, da oltre 35 anni residente in Italia ha scelto di scendere in campo sposando il progetto sociale per Novoli con Giovanni De Luca Sindaco. DI seguito l’intervista integrale: “Mi chiamo Hossein Arbabi e vivo in Italia da 35 anni. Arrivato con l’obiettivo di prendere una laurea in […]

Dopo l’arabo, arrivano gli inviti a votare tradotti in Urdu

Per rendere più facilmente memorizzabili i nomi ed i messaggi elettorali di alcuni candidati, qualche schieramento politico ha tradotto il proprio “santino elettorale” in arabo. Si tratta di una pratica molto diffusa sopratutto nelle città in cui le comunità di origine straniera sono molto numerose. Ma la particolarità sta nel fatto che dopo le traduzioni […]