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Garante infanzia, circoncisioni rituali: “Siano più accessibili negli ospedali”
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Garante infanzia, circoncisioni rituali: “Siano più accessibili negli ospedali”

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Da un lato sensibilizzare e informare i genitori e le comunità migranti, dall’altro assicurare le circoncisioni rituali in maniera uniforme e a prezzi accessibili nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale. Sono i due fronti sui quali il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza chiede al ministro della Salute di intervenire, anche per evitare nuove tragedie. 
“La circoncisione rituale, pur priva di finalità terapeutica, è un intervento chirurgico che ha un forte valore simbolico in determinati contesti culturali”, scrive il Garante Filomena Albano in una segnalazione inviata al ministro Giulia Grillo il 15 aprile scorso. “La disomogeneità di accesso, riscontrata nell’ambito del servizio sanitario nazionale, unitamente alla natura non terapeutica dell’intervento, alla scarsa disponibilità economica delle famiglie o semplicemente all’assenza di informazione al riguardo, possono comportare l’esecuzione di tale pratica in condizioni rischiose da parte di soggetti non qualificati, con conseguenze a volte drammatiche per i bambini”. 

Il tema è tornato d’attualità sulla scia di alcuni casi di cronaca. Dallo scorso novembre a oggi, sono morti quattro bambini tra Genova, Reggio Emilia e Roma, tutti figli di migranti, vittime delle complicazioni di circoncisioni praticate in casa non da medici, ma da sedicenti “esperti”. Il Garante segnala quindi al Ministro “la necessità di definire indirizzi unitari finalizzati a:
  •  attivare campagne di sensibilizzazione rivolte ai genitori e alle comunità interessate sull’importanza di eseguire la circoncisione rituale, in luoghi sicuri e da parte di personale qualificato così eliminando i rischi ad essa connessi;
  • attivare campagne di informazione anche presso i servizi socio sanitari (sportelli comunali, servizi ospedalieri, medici di famiglia, pediatri);
  • favorire al presenza di un mediatore culturale nei presidi ospedalieri ove si pratichi la circoncisione rituale;
  • assicurare che la prestazione sanitaria sia garantita su tutto il territorio nazionale in modo uniforme;
  • definire procedure standard di accesso alla prestazione sanitaria, di gestione della stessa e di controllo successivo;
  • individuare un regime tariffario che renda accessibile a tutte le fasce di reddito la prestazione della circoncisione rituale”.
Secondo le stime dell’Associazione medici di origine straniera (Amsi), ogni anno vengono effettuate 11 mila circoncisioni su figli di migranti che vivono in Italia. Nella metà dei casi, i genitori fanno operare i bambini nel Paese d’Origine, ma 5 mila operazioni vengono fatte in Italia, il 35% delle volte clandestinamente. Le circoncisioni rituali non rientrano tra i Livelli Essenziali di Assistenza garantiti dal Ssn e le strutture sanitarie procedono in ordine sparso, con un’estrema disomogeneità di pratiche (per esempio riguardo all’età minima o la possibilità di fare l’operazione in convenzione) e prezzi (da poche centinaia di euro in alcuni ospedali pubblici a migliaia di euro chiesti da alcuni privati).

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