Home Omar Camiletti Le differenze fondamentali tra psicologia occidentale e una psicologia islamica
Le differenze fondamentali tra psicologia occidentale e una psicologia islamica

Le differenze fondamentali tra psicologia occidentale e una psicologia islamica

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Una lunga conflittualita ha percorso tutta la storia del pensiero occidentale tra la credenza nell’anima immortale e un primato – più o meno edonistico – della corporeità. In sintesi, due antitetiche visioni dell’umanità: una che parla di una realtà interiore e dell’Invisibile in cui l’ego elementare non puo arrivare ed un’altra che negando l’Invisibile finisce per affermare la discendenza dalle scimmie e quindi saremmo soli dei primati più sviluppati.

In Socrate l’anima viene identificata con un Io intelligente e morale. Nel grande pensatore la cura dell’anima è importante, ma ne parla come un concetto che si riferisce ad una sfera razionale ed etica senza fondamenti metafisici. È in Platone che per la prima volta l’anima viene designata come posto di scoperta e manifestazione dell”Assoluto”; per Platone l’anima vive una esperienza difficile anche se ricca di significati misteriosi magici, continuamente nostalgica del suo “paradiso perduto”, ovvero il mondo delle idee. Fino al 1600 si rifletteva ancora sull’anima, ma con la “rivoluzione” scientifica sancita da Cartesio col il suo “Cogito ergo sum” (penso dunque sono, ovvero esisto quando ragiono!) inizia il declino del senso del Sacro e della Metafisica decretata anche dalla filosofia di Kant.

La vittoria del modello uomo e donna fatti “tutto d’un pezzo” – non dura molto e finisce nell’800 per rivelarsi del tutto fallace, un modello sepolto dalle sue contraddizioni. E proprio nel rifiuto di minimizzare emozioni, angoscie, sentimenti inspiegabili per l’ideologia borghese secondo la quale tutto ciò che è reale è razionale che si determinò la forte affermazione delle teorie psicanalitiche, dapprima con Pierre Janet e poi con Sigmund Freud.

La teoria psicanalitica concepisce la personalità come un “prodotto” – allo stesso tempo – della biologia e della mentalita “regnante” in una data società. La concezione psicanalitica dell’essere umano ha introdotto nella cura del disagio psichico due punti fondamentali: quello dell’impulso inconscio e di conseguenza quello di una difesa contro di esso. L’essere umano viene visto da Freud come una creatura che non può avere una consapevolezza dei suoi istinti nella realta esterna e che in seguito allo scontro fra i suoi “impulsi” e le esigenze della realtà sociale, sviluppa gradualmente una struttura di sè – l’io – che allora è in grado di mediare questi contrasti. Questo stridore tra l’es e l’ego affiora anche in altre dimensioni non sempre patologici come i lapsus, le dimenticanze e i sogni (ma su questo ritorneremo in prossimi articoli).

Nell’Islam gli esseri umani non sono degli automi in preda a forze negative presenti nella loro stessa natura, al contrario Allah ha dato loro la Fitrah, la innata disposizione al Sacro, al sentire la Trascendenza, per dirla con la filosofia occidentale, del resto i musulmani non devono “scrollarsi” di dosso il peccato originale. Nell’Islam viene sottolineata la volonta individuale, il libero arbitrio. È esistita fin dagli albori alla vocazione universale non solo araba della Civiltà Islamica, una grande tradizione di attenzione e ospedalizzazione (i bimaristan) verso i “malati” di mente come scritto nel Corano (sura 4, versetto 5 ) “Non date agli stolti i beni di cui Dio vi ha posto a custodia, piuttosto nutriteli di quei beni, vestiteli e dite loro parole gentili”.

Il classico termine in arabo per indicare chi non stava bene con la testa era “majnun”, cioè di un individuo non in grado di distinguere tra il reale e l’irreale o come veniva definito da Avicenna, ovvero Ibn Sina, “uno che soffre in una condizione nella quale la realtà e rimpiazzata dalla propria fantasia” e sebbene i sapienti musulmani non avessero uno specifico termine per “psicologia” e tantomeno identificarsi nell’odierna categoria di psicologi, mantenevano un approccio olistico alle questioni della salute nel suo insieme.

Le opere di figure come Al Razi o Al Ghazali andrebbero studiate cosi come i lavori di Abu Raiya che nel 2012 presentò una “sistematica teoria della personalita basata coranicamente” in cui delineava i tre noti livelli nella trasformazione. La raffinazione dell’anima, quando si armonizza agli insegnamenti del Din (culto e obbligazioni sociali): la “nafs ammarah”, ossia l’animo concupiscente, insaziabile nei suoi appetiti, incline anche al male; la “nafs al lawwamma“, ossia l’animo che lotta contro il demone, animo che sente il rimorso e che costituisce i primi passi nella acquisizione della coscienza. Infine, la “nafs al mutmainah”, l’anima solida, inesorabilmente pacificata nella volontà dell’Altissimo. Abu raya articolò anche quattro aspetti che erano stati elaborati da Al Ghazali, (ma possiamo aggiungervi anche Al Hakim al Tirmidi ) l’animo dell’ego, il qalb – il cuore -, l’aql – l’intelletto –  e il Ruh, lo spirito.)

Oggi nessun che sia impegnato nel campo terapeutico puo ignorare il fatto religioso del “paziente” come attesta Hisham Dhaoui uno psichiatra francese: “È stato notato che un gruppo di alcolisti cronici tunisini non corrispondeva al decorso che L’Oms forniva di questa patologia..in effetti ebbero una reazione del tutto differente da equivalenti pazienti che seguivo in Francia , poiche wuando durante il mese del Ramadan essi in ossequio al digiuno decisero di astenersi dal bere… si è constatato che il quadro clinico che sarebbe dovuto apparire non era quella di una disidratazione accompagnata con i segni di delirium tremens, invece essi erano ritornati in buona forma fisica e mentale e non presentavano alcun sintomo di una astinenza forzata“.

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