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A Ragusa un tavolo permanente per la lotta al caporalato
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A Ragusa un tavolo permanente per la lotta al caporalato

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È partito ufficialmente il 1° marzo scorso, nella Prefettura di Ragusa un “Tavolo di lavoro permanente”, presieduto dal prefetto Filippina Cocuzza, per avviare un percorso virtuoso sul fenomeno dello sfruttamento lavorativo e del caporalato, inizialmente indirizzato al settore agricolo ma con l’intento di estenderlo anche agli altri settori.

Hanno partecipato all’incontro i rappresentanti degli enti locali dei territori della cosiddetta “fascia trasformata”, quella dove alla coltivazione stagionale si è sostituita la cultura in serra, che produce primizie per tutto l’anno. Si tratta delle zone agricole dei comuni di Acate, Comiso, Ispica, Ragusa, Santa Croce Camerina e Vittoria, con una consistente presenza di lavoratori stranieri, in particolare romeni di cui in gran parte donne, e sulle quali la prefettura, quale ente capofila, ha avviato iniziative con il progetto FAMIUn passo avanti nella Governance e verso l’integrazione“.

La conversione del lavoro agricolo stagionale in culture permanenti ha infatti cambiato il paesaggio e la composizione degli abitanti del territorio e i risultati finora conseguiti dal progetto stanno permettendo di delineare con maggiore chiarezza il fenomeno attraverso il monitoraggio dei bisogni e delle condizioni socio-abitative dei cittadini di Paesi Terzi impiegati nel settore agricolo, facendo emergere situazioni di sfruttamento lavorativo ad opera non solo dei datori di lavoro ma anche da parte degli stessi connazionali.

Il Tavolo di lavoro ha quindi il compito non solo di monitorare il fenomeno, ma soprattutto di promuovere, con la diffusione di una corretta informazione in materia di rapporto di lavoro, la regolarizzazione delle posizioni lavorative. Il Tavolo, attivo da subito, ha il compito di stimolare le amministrazioni locali della “fascia trasformata” e le associazioni di categoria e sindacali ad avviare campagne di sensibilizzazione per illustrare le opportunità offerte dalla legge.

Fonte: Ministero dell’Interno

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