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Massimo Zucchi: “Ecco chi sono oggi”

Massimo Zucchi: “Ecco chi sono oggi”

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Conosciamo meglio Massimo Zucchi, italiano convertito all’Islam nel 1991, che da allora ha assunto il nome di Massimo Abdul Haqq Zucchi, ed autore del  libro intitolato “Comandante Bergoglio. Papa Francesco visto da un musulmano italiano“. Ripercorriamo la sua storia, la sua scoperta dell’Islam e cosa fa attualmente, dopo un passato in Autonomia Operaia prima e per un periodo al fianco di Adel Smith, fondatore del partito Musulmani d’Italia, del quale fu Segretario e dal quale prese poi le distanze per divergenze con lo stesso fondatore.

Di recente ha rivolto un appello alle autorità per la liberazione di Asia Bibi, cristiana accusata di blasfemia e che gli integralisti di quel Paese vorrebbero condannata a morte nonostante la pronuncia della Corte Suprema che ha revocata l’iniziale condanna alla pena capitale.

Ecco cosa ha raccontato di sè a Daily Muslim:

«Fra pochi giorni compirò sessanta anni. Sono molto felice, e del resto dal punto di vista islamico nulla è semplice “coincidenza”, di iniziare il 2019 con una intervista a “Daily Muslim”, quotidiano online che considero iniziativa ottima e necessaria e che prego Iddio di proteggere e illuminare perennemente. La mia vita da adulto comincia con l’interesse e lo studio del marxismo e la conseguente militanza, negli anni Settanta, nel movimento extraparlamentare “Autonomia Operaia”. Quella della giustizia sociale e della verità, strettamente ad essa collegata, è sempre stata un’esigenza primaria per me, ma ha trovato soddisfazione piena solo con l’entrata nell’Islam, nel 1991. Il mio nome islamico “Abdul Haqq”, uno dei 99 nomi di Dio, che significa “servitore della Verità”, è un nome che ho scelto io, a voler indicare anche nel nome quel che sento di essere. Il fallimento sostanziale delle applicazioni pratiche dell’ideologia marxista mi ha poi indirizzato verso la filosofia, sia occidentale che orientale, prima e poi, tramite la cosiddetta “via esoterica” di Renè Guenon, all’Islàm. Inizialmente affascinato dalla Shia, ho poi attraversato, culturalmente e umanamente, il mondo sunnita, compresi alcuni ambienti sufi. Per qualche anno, sono stato vicepresidente della “Unione Musulmani d’Italia”, fondata assieme ad Adel Smith, da cui mi sono dimesso più di dieci anni fa, per divergenze non più superabili col presidente, in seguito deceduto. Oggi ritengo superate e da superare tutte le divisioni che caratterizzano il mondo musulmano e mi ritengo sic et simpliciter un musulmano, che ritiene che la propria Unica Guida debba essere il Sublime Corano, Unica Parola di Dio. Attualmente, sono il curatore di tre siti web: Civiltà Islamica (www.civiltaislamica.it), Civiltà Nuova (www.civiltanuova.it) e No-Gender (www.nogender.it). Ho anche un profilo Facebook col mio nome. Col mio lavoro di rappresentante per una ditta della provincia milanese, mantengo mia moglie e tre dei miei quattro figli. Tutte le mie attività culturali sono dunque finanziate col mio lavoro e non sono fonte di alcun reddito».

Ha un passato “burrascoso”. Possiamo dire che sia stato lasciato alle spalle o ci sono ancora strascichi?
«Nessuno strascico, nel senso che, come è noto, chi entra nell’Islam entra in una nuova vita. Quello che rimane in me, e che non mi ha mai abbandonato, è la ricerca di pace e giustizia per tutti, oltre che per me stesso, ricerca che oggi ritengo di affrontare molto più efficacemente da musulmano, in quanto l’Islam mi dà la lucidità e l’equilibrio necessari all’uopo. E da musulmano, riesco, molto più lucidamente che in passato, a trarre dal mio passato il positivo (nel mio caso, l’amore per il popolo e l’odio per le ingiustizie), e a scartare il negativo (la visione atea e materialista del mondo e dell’universo, e la violenza come metodo per cambiarlo)». 

Lei gestisce “Civiltà islamica”, perché la necessità di questo sito? Chi è l’utente target?
«L’utente target è chiunque comprenda bene la lingua italiana e sia in qualunque maniera interessato all’Islam. Dunque, il sito è indirizzato sia ai musulmani, che ai non musulmani e non è finalizzato a far convertire le persone all’Islam, ma solo a fornire materiale culturale che possa dare informazioni corrette sull’Islam e sul mondo musulmano, sia dal punto di vista della conoscenza dei testi, sia da quello della conoscenza storica, sia da quello della comprensione corretta dell’attualità. Un sito di approfondimenti a tutto campo, che prima non c’era. Lo scopo è dare dignità e imprescindibilità alla presenza dei musulmani, innanzitutto italiani, nel nostro Paese, e stimolarne la presenza e la partecipazione alla vita sociale e culturale del nostro paese, a tutti i livelli».

Lei è uno degli esponenti musulmani  più attivi sui social contro la teoria gender in Italia, personalmente sente questa teoria un serio pericolo per i musulmani?
«La teoria gender è un pericolo reale e sostanziale non solo per i musulmani, ma per tutta l’umanità in generale. Ci sono forze oscure che lavorano incessantemente per propagare questo virus, e il fatto che la stragrande maggioranza degli italiani, ma soprattutto dei musulmani, ne fosse totalmente ignara, mi ha spinto a mettere in piedi il sito “No-Gender”. Le succitate forze, che mirano a costruire un mondo dominato da una casta di privilegiati che sfruttano e schiavizzano il popolo, contano su questa pseudo-idelogia per ridurre gli uomini e le donne a meri individui, che vorrebbero sganciati da ogni forma di famiglia e di società. E quindi instillare, come fa molto capziosamente la teoria gender, il concetto che ognuno di noi possa scegliere perfino il proprio sesso in base ai propri capricci o a tendenze più o meno reali, risponde perfettamente a questo intento di trainare la persona umana verso l’individualismo assoluto, situazione che lo renderebbe molto più solo e infelice, e di conseguenza molto più manipolabile e malleabile da certe elite. Ma tutti e, in special modo i musulmani, devono capire che tutto ciò va in direzione esattamente contraria agli insegnamenti del Corano come di tutte le religioni, che ci dicono che i sessi sono solo due, maschile e femminile, e non sono modificabili, perché creati così da Dio. Del resto, anche la scienza, quella vera, conferma questa impostazione. Stesso dicasi per l’omosessualità, comportamento giudicato perverso dall’Islam come da tutte le religioni, e la cui perniciosità per tutto il tessuto sociale molti musulmani sembrano sottovalutare».

Un passato politico all’interno del “Popolo della Famiglia”: perché un musulmano dovrebbe fare attivismo politico?
«La mia esperienza all’interno del movimento politico “Popolo della Famiglia” è stata breve, ma vissuta molto intensamente. Ho poi dato le dimissioni perché parte dei dirigenti di quel movimento aveva assunto una inaccettabile posizione anti-islamica, da vera e propria crociata, contraria peraltro al programma aconfessionale degli inizi.  A mio parere, il musulmano deve partecipare alla vita politica e sociale del paese più che può, e dunque anche ad eventuali formazioni politiche, laddove sia possibile e non sia in contrasto con i principi islamici. Deve farlo però pensando in primis al bene del paese, non solo dei musulmani, e questo comporta che le priorità da affrontare non possano essere quelle di costruire nuove moschee, o di ottenere l’otto per mille, o simili. A mio parere, il musulmano deve essere immerso nelle problematiche del paese, e mirare a risolverle come cittadino insieme ad altri cittadini, e non come rappresentante di una comunità separata e separante. Il contributo del musulmano deve essere quello di portare la sapienza, la civiltà e la misericordia dell’Islam nella società in cui vive, cercando di influenzarla con i propri valori, non quello di cercare di creare una comunità separata dalle altre». 

Come vede il futuro dei musulmani in Italia?
«Ci sono diverse forze, spirituali e politiche, che mirano ad una sostanziale, se non totale, espulsione-emarginazione dell’Islam e dei musulmani non solo dall’Italia, ma dall’Europa e dall’Occidente tutto. I musulmani devono combattere queste forze, ma a livello soprattutto individuale, e a tutti i livelli: familiare, sociale, scolastico, e devono fare ciò semplicemente portando il proprio essere e la propria umanità ovunque si abiti e ovunque capiti di andare. E questo, può accadere anche senza necessariamente esplicitare il proprio essere musulmano. Il benessere dei musulmani dipende dal benessere (sia materiale che spirituale) del paese in cui vivono. A livello dei rapporti con le altre religioni, vanno ricercati e favoriti i rapporti con i rappresentanti di altre religioni, e soprattutto rimarcare la sostanziale convergenza e comunanza di valori etici fra tutte religioni. A livello strettamente religioso e islamico, il musulmano deve lavorare per costruire l’unità di tutti i musulmani, e questo sarà possibile solo se verrà data priorità e preminenza assolute alla divulgazione e allo studio della lingua araba e del Corano: le tradizioni, gli hadith, le opinioni dei sapienti, le diverse scuole, sono tutte cose interessanti e importanti a livello di cultura personale, ma hanno il difetto di dividere. Solo il Corano unisce tutti i musulmani».

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