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Il sindaco Pippi Mellone: “Il rispetto delle regole prima di tutto”

Il sindaco Pippi Mellone: “Il rispetto delle regole prima di tutto”

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Pippi Mellone, classe 1984, è il leader di Andare Oltre ed è il sindaco di Nardò, Comune della provincia di Lecce tra i più popolosi. È il più giovane sindaco che la cittadina salentina abbia mai avuto. È considerato un astro nascente della politica pugliese ed è spesso finito al centro di accese polemiche tra i suoi alleati politici per le posizioni “fuori dagli schemi”, come ad esempio l’appoggio fornito al neo-eletto presidente della Provincia di Lecce, Stefano Minerva del Pd.

Mellone si è formato politicamente in Azione Giovani, il movimento politico di Alleanza Nazionale ed è fondatore del movimento politico molto impegnato sui temi della giustizia e della solidarietà sociale che supera, così come più volte rimarcato dallo stesso Mellone, la distinzione tra “Destra” e “Sinistra”. È stato eletto primo cittadino neretino alle amministrative del 2016 appoggiato da una coalizione trasversale di liste civiche.

Con il sindaco di Nardò abbiamo realizzato un’intervista in cui si è parlato di questioni che vanno oltre l’aspetto locale, come lo Ius soli, le politiche sull’immigrazione, il caporalato o l’integrazione tra cittadini di diverse etnie e fedi religiose.

Sindaco, lei si è dichiarato a favore dello Ius Soli. Perché?
Penso che bisogna governare i fenomeni e non, come hanno fatto i vari Renzi, Calenda e compagnia, ignorarli o ammantarli di buonismo e retorica. Per questo sono convinto che la cittadinanza non possa essere distinta dalla cultura. Quindi non è corretto dire che sono favorevole allo Ius Soli, ma è più esatto dire che sono favorevole ad uno Ius Soli temperato, che escluda cioè in maniera drastica i soggetti pericolosi i quali, a mio parere, dovrebbero venire immediatamente espulsi e metta in forte evidenza il bisogno di un’assimilazione culturale tra la persona che richiede la cittadinanza e la nostra Italia. Sono favorevole, quindi, allo Ius Soli che sia pressoché integrato e sovrapponibile allo Ius Culturae, perché la cittadinanza non può essere per chiunque ma dev’essere per chi si sente italiano nel cuore. A tal proposito nel ‘Manifesto dell’Idea’ di Andare Oltre, che è il movimento politico che ho fondato, citiamo in un unico punto tre concetti cruciali in questa visione: la giustizia sociale, la certezza della pena e il diritto all’espulsione di chi non si comporta bene. Penso che far rispettare le regole sia importantissimo e penso che sia importante scommettere su nuovi processi sociali, che siano a metà tra assimilazione e integrazione. L’Impero Romano si fondò sull’assimilazione, tanto che imperatori e grandi generali furono orgogliosi di fregiarsi del ‘Civis Romanus Sum’. L’integrazione così com’è stata progettata e gestita in questi anni, invece, è una macelleria sociale, che ha prodotto ricavi altissimi per il ‘business dell’accoglienza’ delle varie coop rosse e non solo rosse, nonché per le multinazionali che sfruttano i lavoratori, ma ha prodotto anche tanta alienazione ed ha creato il terreno fertile per i seminatori di odio. Non si può ignorare l’immigrazione e non si può progettare una società fondata esclusivamente sulla tolleranza. Tollerare significa ‘sopportare’ e ciò crea sofferenza. Dobbiamo andare oltre questo concetto, iniziando dal rimettere ordine sui territori. Non si può pensare di accogliere le persone in maniera incontrollata per poi mettere in competizione i poveri con i poveri, i deboli con i deboli. Le politiche scellerate sulle immigrazione finiscono per danneggiare gli stranieri che vivono in Italia. Bisogna pensare prima a chi vive in questo Paese. Altrimenti si manda in crisi il welfare e viene favorita la nascita di ghetti e baraccopoli, accentuando le difficoltà in zone dove il lavoro non basta, le case popolari non bastano e così via. Per non parlare dell’ordine pubblico e di quel che accade attorno alle stazioni ferroviarie: bisogna smetterla di ammassare uomini vicino alle stazioni per poi cavalcare la tigre della paura. Occorre avviare azioni serie, senza fare sconti. Ciò farebbe bene anche ai tanti immigrati che lavorano onestamente e hanno imparato la nostra lingua e i nostri dialetti, hanno iscritto i propri figli nelle scuole pubbliche e amano la bellezza dell’Italia, condividono la nostra cultura, apprezzano il luogo dove abitano, si interessano alla politica locale, all’ambiente dove vivono e lavorano. Queste persone hanno smesso da tempo di essere stranieri e sono diventati parte dell’ambiente in cui vivono. Ed ecco la questione ‘cittadinanza’. Io penso che bisogna scommettere soprattutto su chi nasce e vive in Italia e cresce con una ‘cultura italiana’. Si tratta di persone che spesso non hanno mai visto la terra dei propri padri. L’Italia ha la forza per diventare grande con tutte le energie possibili ma la nostra bandiera, la nostra terra, il nostro Paese, devono essere per chi ama l’Italia“.

Lei ha emesso un’ordinanza contro il lavoro nei campi nelle ore più calde. Ha registrato i risultati sperati?
È un provvedimento del quale sono molto orgoglioso. Purtroppo i sindaci delle città vicine (Lecce, Copertino, ecc.) non hanno avuto la stessa sensibilità e determinazione. Per questa ragione il provvedimento ha avuto peso solo sul territorio di mia competenza. Un territorio grande e importante (è pari alla superficie di Milano), ma pur sempre limitato. Comunque il risultato è stato quello sperato e a beneficiarne sono stati tutti i lavoratori agricoli, in gran parte migranti: la mia città, prima che arrivassi io, era conosciuta per fenomeni di sfruttamento e per attività di ghettizzazione, sfociati in un processo per schiavitù. Una situazione inaccettabile, simile, per intenderci, a quel che è emerso in queste ore a Latina, dove assieme a caporali e imprenditori, abbiamo visto anche alcuni sindacalisti coinvolti nel sistema di sfruttamento. Oggi a Nardò abbiamo invertito la rotta. I lavoratori, che prima dormivano accampati tra i campi, senza la possibilità di lavarsi e di avere un tetto, vengono accolti e ospitati in un villaggio appositamente attrezzato, dove l’accesso è consentito alle persone che sono in regola con i documenti. Con questo provvedimento abbiamo ridotto drasticamente la presenza di malviventi, che prima si mescolavano con i lavoratori. Inoltre abbiamo sgombrato il campo da ogni sospetto di connivenza tra amministratori pubblici e sfruttatori. Le regole, insomma, convengono a tutti e tracciano il solco fra passato e futuro: chi le infrange non è benvenuto e deve andare via“.

Nardò ha un Sindaco giovane che guida un movimento giovane. Ci parli di Andare Oltre.
Andare Oltre è il movimento che ho fondato. Rappresenta un’esperienza straordinaria e unica in Italia. Si tratta di un movimento ambientalista e sociale, che coniuga tradizione e futuro e punta sulla qualità delle persone e delle idee. Andare Oltre nasce da destra ma supera la divisione destra-sinistra, una maschera dietro la quale spesso si nascondono lobby, consorterie, gruppi di potere e vetusti baroni della politica locale. Per questo punta sui valori e sulle cose da fare. Prima l’azione e poi la filosofia! Oggi Andare Oltre è presente in Puglia e anche fuori Regione. L’ultimo circolo che abbiamo inaugurato si trova in Abruzzo, nella città di Lanciano, ed è nato grazie all’entusiasmo di un regista ed attore teatrale, Stefano Angelucci Marino. Nel Salento, dove oggettivamente il movimento è molto forte, siamo determinanti nelle principali città. A Lecce, in particolare, abbiamo un bel gruppo con in testa il nostro coordinatore provinciale, Massimo Fragola, già capogruppo di Andare Oltre in Consiglio comunale. Un ragazzo in gamba, che, se ci fosse una maggioranza in grado di coalizzarsi nel segno della competenza e del rinnovamento, avrebbe la stoffa e tutte le carte in regola per diventare sindaco del capoluogo“.

Che idea ha dei musulmani che vivono in Italia? Con qualcuno di quelli che vivono nel suo Comune si sono mai verificati dei problemi?
Io credo nella libertà e nel rispetto delle regole e non ho pregiudizi nei confronti di nessuno. Men che meno dei musulmani. Penso che i media restituiscano una immagine distorta della presenza musulmana in Italia, soprattutto a causa di eclatanti fatti di cronaca e dello spazio concesso agli estremisti. Per questo i musulmani, prima di chiunque altro, dovrebbero isolare e denunciare costoro. D’altronde in Italia esistono circa due milioni e mezzo di musulmani e i fatti ‘estremi’ sono, per fortuna, rari. Naturalmente con questo non voglio sottovalutare i casi di radicalizzazione, che è pericolosa in ogni campo, ma i numeri impongono riflessioni corrette. Per quanto riguarda la mia città, i musulmani sono relativamente pochi. Alcuni sono cittadini che si sono convertiti all’Islam. Ma nessuno ha mai dato problemi e non si sono verificate incompatibilità. I problemi spesso non derivano dalla religione o dall’appartenenza a gruppi etnici o politici, ma dalla frustrazione personale e dall’intolleranza, che alcuni esprimono attraverso la religione, altri usando l’alibi della politica (penso ad alcune associazioni, come l’Anpi, che pretendono di dare patenti a destra e a manca e decidere chi può parlare e chi no) oppure utilizzando i mass media per manipolare le notizie“.

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