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“ItHaly”, dove il buono ed il bello sono halal

“ItHaly”, dove il buono ed il bello sono halal

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ItHaly è un’azienda italiana nata nel 2016 dal particolare interesse e l’estrema attenzione verso le altre culture presenti nel nostro Paese. Un’idea partorita da due italiane, Laura Tronca e Monica Aiazzi, che hanno investito nei prodotti ritenuti “leciti” (halal) e destinati in particolare alla comunità musulmana presente in Italia.

Raccontateci di itHaly

È un’azienda italiana costituita nel marzo di due anni fa dalla nostra curiosità si è trasformata in una grande passione ed è sfociata in una grande idea: proporre principalmente in Italia ma anche nel mondo prodotti food e no food italiani certificati Halal. La mission di itHaly si riassume nei seguenti obiettivi: proporre prodotti italiani certificati halal: dalla scelta delle materie prime, al controllo di tutte le fasi di lavorazione, alla assoluta tracciabilità, si giunge ad una qualità ed eccellenza tipiche della tradizione italiana; rappresentare una realtà innovativa per internazionalizzare il made in Italy con la rigorosa conformità degli standard Halal; raggiungere tutti i consumatori musulmani presenti principalmente in Italia ma anche nel mondo; rivolgersi comunque a chi voglia avere uno stile di vita sano e corretto; far condividere il made in Italy per favorire la convivialità, l’integrazione e la condivisione tra diverse culture”.

Da quanti anni siete nel mondo della moda?
Nel maggio 2017 ItHaly ha ritenuto anche di affacciarsi nel mondo della moda, dopo aver conosciuto la stilista emergente Hind Lafram e proponendole di affiancarla alla sua sfilata alla Torino fashion week”.

Ha comportato qualche problema il fatto di non essere musulmane nel commerciare prodotti halal?
No, non abbiamo avuto problemi nel relazionarci col mondo musulmano: uomini, donne musulmane di età ed estrazione diverse, sono stati rapporti sempre improntati al reciproco rispetto”.

La scelta del logo e del nome del brand com’è avvenuta?
Il nome sta a significare l’unione del made in Italy con la parola Halal: ItHaly, appunto”.

Da dove prendete spunto per i vostri prodotti?
Abbiamo sempre ritenuto essenziale parlare con i consumatori musulmani per capire le loro esigenze e di conseguenza trovare una soluzione alle esigenze stesse. In particolare, relativamente ai cosmetici, nel tempo abbiamo percepito l’esigenza di alcuni prodotti da parte delle consumatrici musulmane. Quindi la nostra attenzione si è concentrata, dopo aver continuato la nostra frequentazione col mondo della modest fashion, allo sviluppo di un nuovo smalto che potesse soddisfare le aspettative delle consumatrici. Finalmente, a settembre 2018, abbiamo presentato al Salone internazionale ‘Sana Bologna 2018’ il primo smalto made in Italy certificato halal, permeabile e traspirante, vegan friendly. La nostra ricerca ci ha consentito di proporre un prodotto altamente performante che esprime l’eccellenza italiana nella cosmetica e che si fonda su principi che uniscono tradizione, innovazione, condivisione, rispetto della salute e dell’ambiente e cura di ogni particolare: dalla formulazione, al packaging finale”.

Cosa comporta essere donna e musulmana nel campo della moda?
Per noi, la donna musulmana nel campo della moda rappresenta evoluzione e modernità nel rispetto delle proprie tradizioni ed origini”.

Il mercato Halal in Italia può avere un futuro roseo?
Pensiamo proprio di sì; ci permettiamo di dire che serve anche una migliore conoscenza proprio da parte dei consumatori musulmani. Sicuramente abbiamo costatato anche come il mercato halal in Italia sia ancora acerbo rispetto ad altre realtà europee”.

Ma gli italiani sanno cosa sia un prodotto Halal?
Abbiamo incontrato italiani che conoscono il termine halal e lo apprezzano, ma anche musulmani che identificano il termine halal solo per il divieto di consumare carne di maiale…

Il termine Halal potrebbe impedire uno sviluppo del mercato per i non musulmani?
Secondo noi il termine halal non impedisce nulla; anzi Halal significa avere un consumo sostenibile, prodotti sicuri, naturali, privi di sostanze nocive per la salute e di qualità per chiunque voglia avere uno stile di vita sano e corretto”.

Cosa pensate delle grosse aziende, specialmente quelle alimentari, che sono Halal e non lo pubblicizzano in ambito del mercato nazionale?
È vero che ci sono tantissime aziende italiane che producono halal, ma oggi, in base alla nostra esperienza, possiamo dire che in Italia è complicato e difficile proporre, soprattutto nel food, prodotti italiani halal. La maggior parte dei consumatori musulmani acquista prodotti provenienti dai propri paesi di origine e si fida dei negozi etnici dove i prodotti italiani halal non esistono. È necessaria, a nostro avviso, una precisa presa di posizione e consapevolezza da parte della comunità giovane”.

Riguardo il turismo, se si sviluppasse di più la sezione Halal, potrebbe avere prospettive di crescita in Italia?
Per il turismo abbiamo constatato la mancanza di organizzazione da parte delle strutture alberghiere, ristoranti, dovuta, a nostro parere, ad una carenza a monte (associazioni di categoria che dialoghino con aziende di servizi gestite anche da musulmani in grado di promuovere il turismo halal). Serve fare sistema, conoscere le esigenze e proporre le soluzioni. A nostro parere con interventi minimali, senza stravolgere niente, l’Italia può essere attrazione per il turista musulmano e la sua famiglia”.

Avete mai pensato di creare prodotti anche per gli uomini?
Sarà uno dei nostri prossimi obiettivi approfondire questo argomento prima, però, puntiamo a produrre almeno altre due referenze di make-up halal made in Italy”.

Finiamo con un augurio al nostro giornale, per i musulmani in Italia e tutti gli italiani che leggono quest’intervista.
Auguriamo ogni bene al vostro giornale, a tutti i musulmani che vivono in Itali ed a coloro che leggeranno questa intervista con interesse e anche solo per curiosità”.

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