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Il turismo musulmano che l’Italia non sfrutta

Il turismo musulmano che l’Italia non sfrutta

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In fatto di turismo, l’Italia è un Paese dal potenziale enorme, soprattutto sotto il punto di vista di una nuova tipologia di clienti: il turista musulmano. Ma si tratta sì di un potenziale enorme, ma non sfruttato appieno e, per di più, nient’affatto stagionale. Infatti, c’è un’impressionante carenza di servizi che, unita alla mancanza di formazione del personale, rende il nostro Paese una meta ancora poco ambita.

Eccezion fatta per qualche sporadico esempio, il mercato del turismo halal rimane ancora un mercato sottosviluppato e poco sfruttato, che potrebbe portare benefici enormi per tutto il territorio nazionale. Qualcosa si tentò di realizzare alcuni anni fa, ma si può tranquillamente affermare di essere ancora molto indietro rispetto ad altre realtà internazionali.

I numeri del comparto in questione sono impressionanti: secondo il Global Muslim Travel Index 2018, l’anno scorso nel mondo ci sono stati 131 milioni di visitatori musulmani ed entro il 2026 ci si aspetta un fatturato di 300 miliardi di dollari, tenendo conto che il turista saudita è quello che nel mondo spende di più in assoluto, dai 10 ai 100mila euro l’anno. E secondo il Pew Research Center i musulmani nel mondo sono 1 miliardo e 800 milioni, quindi rappresentano un mercato potenzialmente gigantesco ed in continua espansione.

Da poco è stata lanciata la filiera del turismo islamico in Italia, una bellissima ed innovativa realtà che sta prendendo sempre più piede in tutta la Penisola, con sempre più operatori del mercato turistico stanno aderendo al progetto, grazie alla collaborazione di KS Travel And Business, tour operator italo-cinese leader specializzato nell’incoming dalla Cina e dal Medio Oriente.

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