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Il divorzio islamico in Italia, il problema delle donne

Il divorzio islamico in Italia, il problema delle donne

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In Italia la celebrazione del matrimonio islamico è estremamente semplice, ma quando le cose si complicano, si registrano problemi soprattutto per le donne. Secondo la Shar’ia, quando un uomo vuol divorziare dalla moglie, si applica il Talàq che dà diritto di porre fine al matrimonio mediante una dichiarazione verbale o scritta, per un massimo di tre volte, mentre per la donna che richiede la khula c’è bisogno di un giudice (qāḍī) per poter sciogliere l’unione matrimoniale presso un tribunale.

Ma cosa avviene in Italia quando una donna vuole divorziare secondo il rito islamico? Se il matrimonio è stato celebrato all’estero e il marito non vuole dare il divorzio, si può risolvere tramite un esborso monetario non indifferente per pagare un legale che seguirà la pratica per sciogliere l’unione presso l’istituzione competente, mentre diventa un problema non indifferente se il matrimonio è stato celebrato il Italia, visto che non sono presenti istituzioni o figure giuridiche ad esso dedicate.

I casi che risaltano di più sono quelli di donne abbandonate dal marito che non dà più notizie o non ne vuole sapere di divorziare secondo il rito islamico, oppure che sono in condizioni da non voler più vivere con lui.

Si tratta di un problema che andrà ad espandersi nel tempo, soprattutto per il grande flusso migratorio che l’Italia sta registrando e per le coppie che hanno un partner straniero di fede musulmana. La mancanza di un concordato non aiuta, infatti, a risolvere questioni che, prima o poi, andranno affrontate e le donne che sono in grande difficoltà per sciogliere la propria unione matrimoniale, spesso hanno bisogno di andare in giro per l’Europa dove la comunità musulmana locale è più radicata ed hanno a disposizione tali figure (come in Inghilterra che hanno già istituzioni funzionanti e alcune risolvono casi all’estero).

Tuttavia il problema resta irrisolto per tutte quelle donne che rimangono “intrappolate in un matrimonio” e che non hanno nessun contatto o disponibilità di andare all’estero.

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