Una rubrica per scoprire le origini arabe dei cognomi

05/10/2019 di Redazione

di Muhammad Muddaththir Silvio Giuseppe Maria Gualini*

In questa era dominata da strabilianti scoperte scientifiche è possibile con cifre modeste scoprire le vere
origini di ognuno di noi attraverso la mappatura del dna. Si scoprono così origini sorprendenti ed
appartenenze a gruppi etnici impensati, magari facendoci scoprire antenati appartenenti a razze che per
assurdo disprezziamo anche.

Ma vi è un metodo ancora più economico per avere indicazioni sull’origine famigliare di ognuno di noi nel
bacino mediterraneo, Italia e Spagna in particolare, nazioni che hanno subito a lungo dominazioni arabe ed
islamiche. Questo, grazie anche ad una lingua franca parlata in tutto il mediterraneo che univa razze e
popoli di diverse religioni con una lingua compresa da tutti. Scopriremmo così che il porto italiano di
Talamone deriva dall’arabo “ta’lamun” che ricorre nel santo e glorioso Qur’an Kareem. In un altro articolo ho
riportato una considerazione sul nome della città di  Bari.  Ma questo può accadere per cognomi: per esempio l’Italia ha avuto un primo ministro dal cognome Dini, che molto probabilmente è la volgarizzazione dell’arabo “Din”, che vuol dire religione. Così come il nome proprio “Camilla” o “Camillo” che presumibilmente deriva da “kamil”.

Non è un segreto che la fine della dominazione araba comportò la più o meno forzata conversione di ebrei e musulmani anche per sfuggire allo spettro dell’Inquisizione non certo simpatetica con chi fingeva di convertirsi e nel privato (allora non esistevano le politiche sulla privacy) continuava a professare la religione d’origine. Lo sperimentarono in special modo gli ebrei spagnoli che furono salvati in gran numero dal sultano di Istanbul, il quale ne favorì l’immigrazione ed è tuttora una comunità molto ben integrata in Turchia (a proposito di accoglienza).

Vorrei aggiungere una nota di colore: ci possono essere anche derivazioni dialettali spregiative. Sappiamo
tutti che Shaykh in arabo ha il significato di persona saggia ed esperta nella religione, un’autorità spirituale;
probabilmente la parola dialettale “sceccu” che sta per asino può essere nata come spregiativo dato
dai vecchi e nuovi siciliani per rimarcare, biasimando, la perduta autorità.
Propongo quindi che questa testata crei una rubrica che interagisca con i lettori, musulmani e non, per investigare sui loro nomi e cognomi o sui nomi di luoghi la cui origine può essere sorprendentemente di origine araba. In Spagna esiste un’organizzazione in grado di tracciare a ritroso le origini dei cognomi e dei luoghi, d’altro canto trecento anni di presenza della civiltà araba in Europa del Sud non possono essere cancellati solo per far piacere a qualche politico, che magari, ironicamente, ha origini arabe, trasformando la realtà in un film alla Checco Zalone.

*presidente di Jamia al Karam Italia

(in foto: scorcio della Kalsa, quartiere di Palermo dall’origine islamica)

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